La Nuova Sardegna

Nuoro

Codice rosa: l’Asl 3 fa scuola alla Regione

di Sebastiano Deledda
Codice rosa: l’Asl 3 fa scuola alla Regione

È stato esteso a tutta l’isola il protocollo nuorese per le donne che si sospettano vittime di aggressioni

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NUORO. Al pronto soccorso di Nuoro il semaforo del “triage” – con cui si classifica la gravità dello stato del paziente – da oltre un anno si accende anche di rosa. Ed è proprio all’esperienza già collaudata nell’Asl del capoluogo barbaricino che si è ispirato il consiglio regionale della Sardegna, quando – lo scorso 5 novembre – ha inserito nella legge di riforma sanitaria l’estensione del “Codice rosa” a tutte le aziende sanitarie e ospedaliere dell’Isola. Il nuovo protocollo di presa in carico delle vittime di violenza, senza distinzione di genere o età, è dunque un grande riconoscimento, per una scommessa tutta nuorese.

In questo percorso, infatti, Nuoro è già un passo avanti, in quanto è pienamente operativo, da oltre un anno, un protocollo per la presa in carico delle vittime di violenza di genere e stalking, dal titolo "Uscire dalla violenza è possibile”. Si tratta, nello specifico, di un progetto formativo sulla prima assistenza alle vittime di violenza di genere e stalking, già vincitore del Bando del 2011 della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento Pari Opportunità). Il percorso ha reso possibile la formazione di 25 operatori, a conclusione del quale è stato presentato il protocollo operativo, elaborato dai servizi Formazione, Pronto soccorso e Psicologia della salute e dalle forze dell’ordine (Polizia e carabinieri), adottato dall’Asl nuorese con deliberazione n. 1060 del 19 luglio 2013. Da allora il codice rosa è stato attivato quindici volte, e non solo per casi di violenza sessuale, ma anche violenza di genere, spesso psicologica.

«Il “codice rosa” _ precisa Stefano Sau, direttore del Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero San Francesco di Nuoro _ è più un linguaggio criptato che abbiamo ideato per capire senza troppe parole di cosa stiamo parlando, che un vero e proprio codice istituzionale, anche se ora in Regione si parla di istituirlo davvero». In pratica a Nuoro, quando una persona che si reca al Pronto Soccorso viene riconosciuta come possibile vittima di violenza, si attiva un protocollo specifico. «All’interno del Pronto Soccorso _ aggiunge Lucia Vincenza Marongiu, responsabile formazione del Servizio infermieristico e delle professioni sanitarie dell’Asl di Nuoro _ abbiamo creato anche una stanza particolare, accogliente, diversa dalla sala d’attesa dove sostano gli altri pazienti. È una sala dedicata dove lo stesso lettino è stato sostituito da una “chaise longue”, e gli arredi sono stati studiati per non dare l’idea di un ospedale ma di accoglienza. È anche un modo per isolare la vittima. A questo punto lo psicologo procede con il primo colloquio, e il medico e l’infermiere verificano i bisogni di tipo sanitario e se c’è bisogno di un ricovero o di tenere la persona sotto osservazione». L’esempio dell’Asl e dell’ospedale è ora legge regionale per tutte le realtà della Sardegna.

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