La Nuova Sardegna

Nuoro

Dina Dore, domani l’udienza in Cassazione

di Valeria Gianoglio
Dina Dore, domani l’udienza in Cassazione

I giudici romani devono decidere se spostare il processo da Nuoro come chiesto dalla difesa di Rocca

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NUORO. Sospeso da diverse settimane in attesa del verdetto sull’eventuale spostamento delle udienze dalla Sardegna, si giocherà domani mattina il destino del processo per l’omicidio della casalinga gavoese, Dina Dore, uccisa il 26 marzo del 2008 nel garage della sua casa di Gavoi. Domani mattina, infatti, alle 10 – ma a seconda dei casi da trattare l’udienza potrebbe scivolare alla tarda mattinata – i giudici della prima sezione della Corte di Cassazione, nel corso di una udienza che si terrà in camera di consiglio e dunque a porte chiuse, ascolteranno gli avvocati nuoresi dell’imputato Francesco Rocca, Mario Lai e Angelo Manconi.

I due legali, qualche mese fa, infatti, avevano depositato una precisa richiesta alla Cassazione chiedendo che il processo per il delitto Dore venisse spostato da Nuoro perché l’ambiente all’interno ma anche fuori dall’aula era inquinato da troppe pressioni.

Gli avvocati Lai e Manconi avevano ovviamente motivato nel dettaglio il perché della loro richiesta elencando le continue pressioni subite da alcuni testi in aula, a cominciare da quel grido “bugiarda” lanciato verso una delle sorelle di Rocca che in quel momento stava deponendo come teste.

Ma i due legali, in una memoria che hanno depositato in Cassazione, hanno anche ricordato ai giudici della Suprema corte, alcune decisioni dei giudici nuoresi a loro dire decisamente discutibili. Come quella di rigettare alcune richieste della difesa. Decisioni che secondo loro farebbero capire come le decisioni della corte siano dettate da un clima non certo sereno.

Proprio negli ultimi giorni, poi, la difesa ha allegato anche una nuova memoria dove dà conto degli ultimi sviluppi del processo e segnala alla Corte di Cassazione che per l’ennesima volta, la Corte d’assise nuorese abbia rigettato una loro richiesta più che legittima: quella di fare un confronto in aula tra due testimoni che avevano raccontato in udienza fatti in parte discordanti. Si tratta del ristoratore gavoese Franco Podda e dell’allora commissario di Gavoi, Giampiero Putzu.

La prima sezione della Cassazione, insomma, avrà parecchio materiale da valutare prima di prendere la decisione. Il verdetto, probabilmente, non arriverà oggi. La Corte ha cinque giorni di tempo per decidere.

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