Molestie sessuali in questura, il pm chiede sei mesi
NUORO. «Perché mi ha accusato di molestie sessuali? Non l’ho mai capito. All’inizio, quando me lo hanno detto, ho pensato fosse uno scherzo. Poi ho chiesto di essere sentito subito, anche senza il...
NUORO. «Perché mi ha accusato di molestie sessuali? Non l’ho mai capito. All’inizio, quando me lo hanno detto, ho pensato fosse uno scherzo. Poi ho chiesto di essere sentito subito, anche senza il mio avvocato, perché non avevo nulla da nascondere. Con lei avevamo solo scherzato e l’unico contatto fisico che ho avuto è stato con un braccio per spostare la scopa che aveva in mano». Si è difeso in modo deciso l’agente di polizia Ciro Testa. Il giovane, nel 2010 in servizio alla questura di Nuoro, era stato denunciato da un’addetta alle pulizie degli alloggi dei poliziotti, che lo accusava di averla molestata. «Quel 2 luglio 2010, ero appena tornato da una notte a Oristano, le ho chiesto se poteva pulire solo il bagno della mia stanza, visto che la stanza mi serviva. Lei mi ha detto che non c’era alcun problema, poi ha commentato i miei tatuaggi. Sono uscito dalla stanza per permetterle di fare le pulizie, e quando è andata via, sono rientrato io per spazzare il pavimento. Ho portato fuori la spazzatura accompagnandola con la scopa e lei era fuori e ha commentato “Chi è lo stronzo che porta fuori la roba?”, ma mi ha subito detto che stava scherzando. Poi, sempre scherzando, ha agitato la scopa, e io le ho toccato il braccio ma solo per spostare la scopa». Decisamente diverso, è stato il racconto della giovane che scossa e balbettante, era stata vista dalla sua datrice di lavoro mentre si allontanava dai dormitori della questura. Poi aveva denunciato di essere stata molestata da Testa, che le aveva dato diversi pizzicotti sui fianchi. «In materia di violenza sessuale – ha spiegato l’avvocato di parte civile, Francesco Lai – purtroppo, l’unico testimone spesso è la vittima. E la vittima in questo caso si è rivelata attendibile. Del resto, non esiste una valida ragione per cui dovesse accusare ingiustamente qualcuno. Non dimentichiamoci che dopo il fatto non è voluta assolutamente tornare a fare la pulizie in questura. Il contatto fisico è sufficiente a qualificare l’atto come sessuale se viene toccata una zona erogena: lo dice la Cassazione». «Le dichiarazioni della vittima – ha precisato nel corso della sua requisitoria, il pm Giorgio Bocciarelli – sono caratterizzate da un’intima coerenza e sono state confermate dai testi. Quanto alla qualificazione del reato, ne chiedo la derubricazione da reato consumato a reato tentato, e applico comunque l’attenuante della lieve entità. Chiedo una condanna a sei mesi». Martedì prossimo la sentenza.
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