Assenteismo in Comune, chiesti 12 rinvii a giudizio
L’indagine dei carabinieri si fonda su filmati e segnalazioni, gli accusati controbattono: non è vero che tutte le assenze sono ingiustificate
NUORO. A poco meno di due anni dall’apertura dell’indagine, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i dodici impiegati del Comune di Nuoro iscritti nel registro degli indagati con l’accusa, in sostanza, di aver accumulato diverse ore di assenza ingiustificate. La prima udienza preliminare, quella al termine della quale il gup deciderà se rinviare o meno a giudizio tutti gli indagati, si terrà tra una decina di giorni in tribunale. E in quella data, dunque, l’inchiesta arriverà alla svolta.
L’inchiesta era venuta alla luce prima dell’estate scorsa, quando la Procura aveva formulato per cinque dei dodici indagati, una richiesta di misura cautelare agli arresti domiciliari, ma il gip l’aveva respinta scegliendo di assegnare, agli stessi cinque indagati una misura decisamente meno afflittiva, anche se in ogni caso pesante, come la sospensione dal servizio. I cinque impiegati del Comune che erano stati colpiti da questo provvedimento erano Graziano Mingioni, Mariano Mura, Antonio Mingioni, Paolo Raimondo Corona, Matteo Floris.
Secondo l’accusa, infatti, avevano collezionato in tre mesi un certo numero di assenze ingiustificate dal Comune: tra le 9 ore e le 27. Le richieste di misura cautelare o comunque di un provvedimento di sospensione non erano state chieste nei confronti degli altri sette indagati perché la Procura, dati alla mano, aveva considerato che avevano collezionato un numero di ore di assenze ingiustificate decisamente inferiori: non superavano, complessivamente, le 5 ore e 46 minuti, nell’arco di tre mesi. Gli altri sette indagati sono Pietro Soru, Franca Manuela Cannas, Antonio Pani, Ignazia Corda, Giovanna Angela Floris, Mario Pinna, Giampaolo Piras.
Tutti gli indagati, in particolare i primi cinque, che inizialmente erano stati sospesi dal servizio, si erano da subito difesi con forza, e in questi mesi hanno raccolto la prova del fatto che molte di quelle assenze sono state giudicate solo a torto come ingiustificate.
In diversi casi, ad esempio, i loro avvocati hanno fatto notare come nei filmati che per l’accusa inchiodavano gli indagati in alcune uscite dal Comune senza timbrare il badge, in realtà non si vedeva dove gli stessi impiegati si recavano. E dunque non si poteva stabilire con certezza se non fossero usciti per ragioni di lavoro. Questo e altri argomenti evidentemente avevano convinto i giudici del Riesame. Lo scorso 18 luglio, infatti, il tribunale della libertà aveva accolto l'appello dei loro avvocati che chiedevano l'annullamento della misura interdittiva della “sospensione dall'esercizio di un pubblico servizio” e il reintegro immediato nel posto di lavoro.
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