Decreto Sblocca-Italia, Ottana capeggia la rivolta
La giunta comunale approva una delibera sulla volontà di ricorrere alla Consulta Marras: «Contestiamo le nuove procedure sulle bonifiche dei siti contaminati»
OTTANA. L’amministrazione comunale di Ottana è scesa in campo contro il cosiddetto decreto Sblocca-Italia chiedendo al presidente della giunta regionale, Francesco Pigliaru, di impugnare il provvedimento del governo Renzi davanti alla Corte costituzionale perché «gravemente lesivo dell’autonomia regionale e della partecipazione dei cittadini in materia di ambiente ed energia». La giunta comunale ha approvato una formale delibera che impegna il sindaco, Gian Paolo Marras, a «stipulare le necessarie intese con gli altri enti locali finalizzate all’impugnazione davanti alla Consulta del decreto legge». Il primo cittadino non ha perso tempo. Così, seguendo il percorso indicato dalla sua giunta nella delibera approvata il 25 novembre, ha invitato i suoi colleghi a prendere un analogo provvedimento a quello deliberato dal comune di Ottana. «Fino ad oggi – fa sapere Gian Paolo Marras – circa trenta comuni italiani hanno espresso con delibera consiliare la propria contrarietà al decreto Sblocca-Italia e la volontà di ricorrere alla Consulta». La protesta ha preso il via da una iniziativa promossa dall’organizzazione nazionale dei Medici per l’ambiente (Isde) che ha predisposto uno schema-base di contestazione fatta propria da molti sindaci italiani e rilanciata nei giorni scorsi con forza dal sindaco di Ottana. «Partendo dal documento dell’Isde – sottolinea il primo cittadino del centro barbaricino – proponiamo alle amministrazioni locali di approvare un atto deliberativo consiliare nel quale si esprima non solo solidarietà ai comuni che si sono opposti al decreto, ma anche contrarietà al provvedimento stesso». Ma quali sono i principali punti della normativa contestati dall’associazione dei Medici per l’ambiente e da molti sindacid’Italia, tra i quali, in Sardegna, quelli di Ottana, Martis e Bortigiadas? «In primo luogo – osserva Gian Paolo Marras – contestiamo le nuove procedure sulle bonifiche e la messa in sicurezza dei siti contaminati che prevedono un alleggerimento dei controlli sui requisiti e le competenze delle imprese ammesse all’appalto per le bonifiche fin quasi ad arrivare all’affidamento diretto, facendo così venir meno la trasparenza e la partecipazione dei cittadini». Non solo. «Le nuove norme – rincara il sindaco – consentono a chi inquina di cavarsela con un’autocertificazione, estromettendo completamente gli enti locali dalla partecipazione a ogni procedimento sull’uso del suolo. In questo modo viene meno qualsiasi competenza dei comuni e si impedisce ai cittadini di partecipare alle scelte sull’uso del proprio territorio. Lo Stato, infatti, può decidere da solo, vanificando in modo legale le scelte dei cittadini, come quelle fatte a Ottana contro il termovalorizzatore e la centrale a carbone, ed esautorando la stessa Regione dalla sua autonomia».
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