La voce del popolo che ha lottato per il futuro dell’isola
Anche il nipote Massimo alla commemorazione Ricordi e lettura di poesie nel cimitero di Sa ’e Manca
NUORO. C’era anche Massimo Satta, nipote del poeta Sebastiano, arrivato in città dalla Toscana, ieri mattina alla commemorazione del Vate barbaricino, nel cimitero di Sa ’e Manca, alla presenza di una modesta folla di nuoresi, tra i quali una rappresentanza di giovani studenti. L’attore Gavino Poddighe e il giornalista Paolo Pillonca hanno recitato due poesie in onore del poeta nuorese. L’assessore comunale alla Cultura Leonardo Moro è intervenuto per chiedersi perché Satta è così amato. «Perché interpreta i sentimenti, le sofferenze e le rivendicazioni, spesso drammatiche, di un popolo».
«I critici – ha sottolineato il vice sindaco – considerano Satta troppo carducciano, quasi un epigono, concentrandosi, nel tentativo di omologarlo ai grandi autori: dal Carducci al Pascoli e al D’Annunzio. Con la limitatezza culturale di considerare la letteratura italiana con lucidità, quasi ontologicamente e non le letterature italiane come pluralità e quindi ricchezza. In quest’ottica – ha concluso Moro – Satta è di certo il primo poeta sardo che ha condizionato tutta la poesia e la letteratura successiva della nostra isola. L’uguaglianza del messaggio rivolto ai nuovi figli, cioè lotta per l’autodeterminazione e discernimento per scegliere e conseguire il primo futuro, porterà una Sardegna diversa. Avremo una diversa capacità di convivere, sconfiggendo invidie e gelosie, maggiore benessere socio-economico anzichè crisi e depressione».
Per il sindaco Sandro Bianchi, invece, il legame del poesta con Nuoro fu fortissimo, capace di vincere le tentazioni verso dimensioni culturali diverse. Forse di maggiore prospettive e notorietà, capace di vincere momenti di disagio che Satta manifesterà negli scambi epistolari con Salvator Ruiu, rivelando all’amico di soffrire per la dimensione nuorese. È innegabile che Nuoro, la Barbagia, la vita dei pastori, della gente umile, del popolo, saranno soggetti ispiratori e sostanza di una poesia che è un pellegrinaggio di amore e di dolore.
Satta, nella sua poesia, nelle lettere, ma anche nella sua professione di avvocato, è sempre pronto a combattere e a difendere gli ultimi e i diseredati, gli uomini oppressi dai latifondisti quando il demone della poesia e dell’eloquenza lo possedeva. «Non è sbagliato – ha affermato Bianchi – pensare che Sebastiano Satta abbia fatto una buona semina per far germogliare l’amore per il Monte Ortobene e instillato nei nuoresi parte di questo sentimento. Ha meritato questo straordinario interprete dell’identità della nostra gente. Nuoro può vantare nella sua storia, l’amicizia di personaggi fra i più importanti dell’isola. Ma non ha saputo valorizzare e tantomeno trasformare questo inestimabile patrimonio in una risorsa perenne per la comunità».
Alla morte del Satta, pastori, banditi e contadini, scesero dai monti per accompagnarlo all’ultima dimora.
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