“Gli anni di piombo” in un dibattito dei Riformatori
NUORO. Che rapporto può esserci tra gli «incappucciati, foschi, a passo lento» banditi sardi, attivi tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, i terroristi delle Brigate Rosse e i “lupi...
NUORO. Che rapporto può esserci tra gli «incappucciati, foschi, a passo lento» banditi sardi, attivi tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, i terroristi delle Brigate Rosse e i “lupi solitari” di oggi, “jihadisti” nati in Occidente che hanno sposato la causa del terrorismo di matrice islamica? Probabilmente nessuno. Ma dall’avvincente incontro-dibattito all’hotel Sandalia, dal titolo “Gli anni di piombo”, organizzato dal gruppo consiliare regionale dei Riformatori, è stato possibile ricavare spunti variegati e interessanti. Magari anche un filo conduttore. Forse quella sorta di disadattamento sociale, provocato da crisi economiche mal governate o irrisolte, che il deputato e magistrato antiterrorismo Stefano Dambruoso attribuisce proprio al riacutizzarsi del terrorismo islamico, materializzatosi sotto forma dei cosiddetti “lupi solitari”.
«Questi figli della seconda generazione di immigrati arabi – ha spiegato Dambruoso – sono dei disadattati che sfogano la propria rabbia e frustrazione rifugiandosi nel terrorismo. Magari sobillati da una minoranza di predicatori radicali che soffiano sul fuoco di questi giovani, incitandoli alla “guerra santa” contro l’Occidente, con la promessa di trasformarli da disadattati in veri eroi». Un fenomeno in crescita, che il questore della Camera dei deputati traduce in numeri impressionanti.
«Tra questi lupi solitari, che si auto-reclutano su internet e non vanno confusi con gli immigrati che sbarcano quotidianamente nelle coste europee (con buona pace di Matteo Salvini, ndc), ci sono ben 80 francesi. Gli inglesi sono 100, e 19 gli italiani». Oggi è questo terrorismo, legato a una sorta di “reducismo”, a fare più paura. Ma chi ha vissuto a Nuoro durante gli anni della cosiddetta Barbagia Rossa non dimentica il clima cupo e di sospetto diffuso che imperava allora. Il giornalista Paolo Pillonca è uno di questi, ma taglia subito corto: «Non c’è mai stata connessione tra terrorismo e banditismo sardo».
Tesi condivisa dall’antropologo Bachisio Bandinu, secondo cui «lo Stato contro cui combattevano i brigatisti e quello contro cui si ribellavano i banditi erano due entità differenti». Al termine dell’incontro moderato da Luigi Crisponi, che ha visto anche il saluto del deputato Pier Paolo Vargiu, è ancora Pillonca a dare una lettura differente, citando gli ultimi appelli del Papa. «Oggi nel mondo c’è da mangiare per tutti, ma non tutti hanno accesso al cibo». Come dire: sono le brigate grasse che alimentano le Brigate Rosse.
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