Lo stop russo al gasdotto crea tensioni all’Intermare
Grande attenzione dei sindacati al caso internazionale South Stream Inevitabili le ripercussioni sull’unica realtà industriale di tutto il territorio
ARBATAX. Grande è l’attenzione su quanto sta avvenendo in relazione alla Saipem, cui fa capo, per intero, l’Intermare fabrication yard di Arbatax, unica realtà industriale operante in tutta l’Ogliastra. Soprattutto dopo quanto accaduto a partire dalla mattinata di martedì 2, quando le agenzie hanno battuto la notizia che Saipem non era riuscita a fare prezzo in avvio di seduta, a Piazza Affari, per poi crollare, dopo le notizie di un possibile stop della Russia alla costruzione del gasdotto South Stream, per la cui costruzione, la suddetta Società anonima italiana perforazioni e montaggi aveva raccolto ordini per 2,4 miliardi di euro. Ieri, il titolo, in Borsa, ha fatto registrare un rialzo. Ma sempre martedì, intorno alle ore 11,30, è stato precisato che Saipem non ha ricevuto «alcuna comunicazione di formale interruzione del contratto dal cliente South Stream Transport Bv». A riferirlo una nota della controllata di Eni, diffusa in riferimento al contratto per la realizzazione del gasdotto South Stream. Saipem, ha sottolineato tale comunicato, «apprende dai media le dichiarazioni delle autorità russe e del presidente di Gazprom». Il gruppo del gas precisa che «l’attività operativa è pertanto in corso».
«Le modalità di interruzione dei lavori e di eventuale cancellazione sono disciplinate contrattualmente», ha concluso la nota. E ieri mattina, l’amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine, ha spiegato che se ci fosse lo stop a al progetto South Stream, sarebbero a rischio 1,25 miliardi di ricavi. «Le clausole contrattuali legate al progetto South Stream «coprono bene tutte le evenienze».
Per proseguire: «Una cosa però è chiara: tutte le clausole non ci consentirebbero di avere gli stessi risultati che conseguiremmo se si svolgesse il progetto. Se si arrivasse allo stop, per Saipem ci sarebbe un ricavo mancante nel 2015 per 1,250 miliardi di euro». Così sempre l’ad della società di ingegneristica e costruzioni controllata da Eni , Umberto Vergine, intervistato dal “Sole 24 Ore”, commenta lo stop al South Stream annunciato dal presidente russo Vladimir Putin. «È un progetto importante – aggiunge – e uno stop si tradurrebbe in una carenza di margini significativa e in un fermo delle navi con relativo costo. Il 2015 doveva essere l’anno in cui consolidare la performance e, invece, la strada sarà ancora in salita».
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