Il canto a tenore dall’Ipsia arriva fino alla Sorbona
L’ambizioso progetto degli studenti con un etnomusicologo La ricerca è stata realizzata nell’università parigina
NUORO. Da Orune alla Sorbona di Parigi, un viaggio oltremare lungo le sonorità, la melodia e le tonalità del canto a tenore. Inserito dall'Unesco tra i Patrimoni immateriali dell’umanità, il canto corale sardo ricopre una grande importanza nella tradizione. Per complessità, ricchezza e forza timbrica ne ha fatto uno dei più straordinari esempi di polifonia del Mediterraneo. Quattro giorni di studio e di rilevazioni per un progetto internazionale finanziato dall’Unione Europea che, grazie alla collaborazione della scuola di fisica e chimica industriale di Parigi, del Cnr di Genova e, sopratutto, di quattro giovani sardi protagonisti della ricerca si è arrivati a “catturare” l’intangibilità del canto a tenore.
Sono alunni ed ex studenti dell'Ipsia, cantori riconosciuti in tutta la Sardegna, considerati piccole star, che del canto a tenore hanno fatto una componente costante della loro vita, una passione che ancora oggi vive tra i giovani e meno giovani di Orune. Partiti alla volta della capitale francese, si sono resi strumento di uno studio approfondito sulle tecniche di emissione vocale del canto corale sardo, aprendo così un importante pagina di studio e ricerca volta a indagare il canto a tenore in tutti i suoi aspetti. «Essere protagonisti di questa ricerca ha riempito di orgoglio noi e la nostra scuola, sopratutto perché questo capitolo aprirà la strada della ricerca e dello studio del canto a tenore, di cui finora abbiamo solo una pagina scritta nell'Ottocento dal canonico Giovanni Spano» ha spiegato Sebastiano Pillosu, professore all’Ipsia ed etnomusicologo che insieme ai giovani cantori ha partecipato allo studio.
“I Treasures” è il nome del progetto che, attraverso l'utilizzo di strumenti innovativi e lo sviluppo di una piattaforma web aperta a tutti ed estendibile, ha il compito di preservare, documentare, valorizzare e promuovere il patrimonio culturale immateriale del quale fa parte anche il canto a tenore.
La ricerca sulle tecniche di emissione vocale del canto a tenore è stata realizzata nell’Università della Sorbona a Parigi, dove le quattro giovani boghes orunesi: Josef Calia, Nicola Pala e due ex alunni Franco Monni e Antonio Marras sostenuti dall’etno-musicologo Sebastiano Pilosu e dall'associazione Tenores Sardegna, muniti di un caschetto dotato di sensori in grado di indagare e registrare le complessità dell'apparato vocale durante l'emissione del suono, hanno intonato due canti tipici della tradizione: “Boche ’e note” e “Boche ’e ballu sériu”, scelti come modelli.
«Sono stati quattro giorni davvero speciali e sopratutto siamo fieri di aver portato un pezzo del nostro paese e della nostra cultura a Parigi» hanno raccontat Josef Calia e Nicola Pala, protagonisti della ricerca. La piattaforma web e la creazione di un avatar 3D permetterà anche l'apprendimento del canto corale sardo per chiunque voglia cimentarsi. Anche se si abita dall’altra parte del mondo.
«L’apprendimento del canto attraverso un avatar è l’aspetto più marginale del progetto, non è di certo possibile diventare un cantore attraverso la mera riproduzione dei ritmi e delle vocalità , il canto a tenore è molto di più» ha spiegato Sebastiano Pilosu. Oltre al canto a tenore che fa parte dei canti tradizionali, la piattaforma verrà applicata anche ad altri due ambiti di studio che riguardano sempre i canti rari : “il cantu a pighjella” della Corsica e gli “inni bizantini” del Monte Athos della Grecia. (st.vat.)
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