La Nuova Sardegna

Nuoro

Ottana polimeri, fabbrica in fase di smantellamento

di Federico Sedda
Ottana polimeri, fabbrica in fase di smantellamento

Preoccupazione degli operai dopo la scoperta di probabili tracce di trasloco Blitz dei lavoratori per verificare se è in corso lo smontaggio dei macchinari

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OTTANA. Mentre gli altri discutono, lo stabilimento viene demolito. La parafrasi del famoso detto latino («Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur»: mentre a Roma discutono, Sagunto viene espugnata), sembra adattarsi perfettamente alla paura dei cassintegrati di Ottana Polimeri che temono lo smantellamento degli impianti della fabbrica chiusa. Mentre, ci si attarda in discussioni, incontri e riunioni, gli impianti dell’acido tereftalico, la materia prima precursore del Pet, rischiano di essere smantellati e portati lontano dal centro Sardegna. Forse per essere venduti. I segnali ci sono tutti. Dal rinvio imposto dall’azienda della visita allo stabilimento chiuso da parte del rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza ambientale, alla presenza, all’interno dell’impianto, di un muletto in fase operativa di trasloco. Nessuno, per ora lo dice chiaramente. Ma il timore è che gli impianti del Pact vengano sventrati. Anche perché, alcuni pezzi di impianto valgono parecchio sul mercato.

«Vigileremo perché questo non accada – dicono gli operai –. Ma se la volontà dell’azienda è quella di portare via i pezzi pregiati, da soli non possiamo fare nulla». Un pezzo importante, quello che, secondo l’azienda, ha provocato a causa di un guasto, la fermata del Pact, è già lontano da Ottana. Il compressore si trova da mesi in un’officina della Siemens, a Duisburg, in Germania, per essere riparato. L’impressione è che nessuno abbia fretta di farlo riparare. Il report della Siemens era atteso ai primi di novembre. Ma non se ne sa nulla. E potrebbero prendere il volo anche altri pezzi importanti. A cominciare dai catalizzatori dei due reattori al cui interno si trovano percentuali di carbone e, soprattutto, di palladio, materiale pregiato con facile accesso al mercato. Come potrebbe essere venduto al miglior offerente il cosiddetto “inestraibile” che sta alla base dei silos che contengono le materie prime, quali il paraxilene e gli acidi necessari per la produzione dell’acido tereftalico. Qualcuno ha provato a fare anche i conti: i pezzi di impianto vendibili valgono oggi sul mercato unmilione e 200mila euro. Valore che si aggiunge a quello delle materie prime già vendute dopo la fermata degli impianti. Se poi verrà tolta la tensione alle cabine elettriche per essere smontate e vendere il rame, il gioco è fatto. Questo temono, e a quanto pare a ragione, i cassintegrati di Ottana Polimeri. D’altronde a Ottana è già accaduto altre volte. Montefibre, quando chiuse i battenti nel 2003, smantellò gli impianti trasformando la sofferenza operaia in denaro. Succederà anche con Ottana Polimeri?

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