Il pm: uccise il padre, condanna a 18 anni
Le richieste dell’accusa per il parricidio di Bitti del primo gennaio. Pietro Basile aveva confessato dopo una breve latitanza
NUORO. Capelli corti, viso che tradisce una notte difficile, la mamma Rosalia a pochi metri che lo osserva con sguardo amorevole, mentre passa scortato dagli agenti di polizia penitenziaria nell’andito davanti all’aula gup. È ancora un ragazzino, Pietro Basile, eppure nei suoi primi 20 anni nel bene e nel male ne ha già viste tante. Ieri mattina, seduto davanti al giudice per l’udienza preliminare Mauro Pusceddu, ha ascoltato senza emettere neppure un sibilo la requisitoria del pm Giorgio Bocciarelli. Lo ha seguito con attenzione mentre il rappresentante dell’accusa chiedeva per lui una condanna a 18 anni e 8 mesi, e ripercorreva il suo dramma, il dramma di Pietro. Il suo rapporto difficile con il padre Franco, i continui maltrattamenti subìti in famiglia, le giornate interminabili fatte di aggressioni e litigi. Fatte di un amore profondo per una mamma che Pietro voleva difendere da un uomo irascibile e tutt’altro che affettuoso. Fino al tragico epilogo di quasi un anno fa, il primo gennaio, quando lui, il giovane Pietro, dopo l’ennesimo scontro con quello che riteneva un padre-padrone, prende una pistola calibro 7.65 e spara verso il padre.
«Tutto avviene in pochissimi secondi – ricorda ieri mattina nel corso della sua requisitoria il pm Bocciarelli –Pietro Basile esplode tre colpi di pistola. Erano nelle scale di casa. Tre colpi in rapida successione e senza essere preceduti da alcun scambio di parole. L’imputato spara senza dire una parola. La successione di colpi è talmente rapida che Franco Basile non si rende conto subito che sta per morire. Pur essendo stato colpito da un proiettile riesce a uscire sul pianerottolo, poi si accascia a terra. Tre colpi di pistola, dunque: sul posto sono stati rinvenuti tre bossoli e una ogiva. Due colpi vengono deviati dal muro, il terzo e unico centra Franco Basile. Il colpo entra dall’ascella destra e attraversa il torace in modo perpendicolare con una leggera inclinazione. Significa che Pietro Basile era vicino al padre, quando ha sparato, e non era così distante come dice lui». Una sequenza terribile, dunque, nata, secondo quanto è stato ricostruito dai carabinieri e confermato dallo stesso giovane, a causa di un’auto contesa. La classica goccia che fa traboccare un vaso già abbondantemente colmo e che guida le mani di Pietro verso una pistola. Il pm Bocciarelli, tuttavia, non gli contesta l’aggravante della premeditazione, e lo fa soprattutto per una questione di tempi. Né, considerando le vicende precedenti e il clima di scontri in famiglia, gli contesta l’aggravante del legame di parentela. Perché la considera equivalente alle attenuanti generiche. E così, alla fine della sua requisitoria, la pubblica accusa chiede per Pietro Basile una condanna a 18 anni e otto mesi, con il rito abbreviato. E la mamma di Pietro, a quel punto, non ce la fa più. Con il cuore colmo di dolore per quel figlio che ha sempre cercato di proteggerla dalle tristezze della vita, non riesce più a star zitta in aula. E il gup, seppur con molto tatto, è costretto a farla allontanare dall’aula d’udienza. La sentenza è attesa per il 22 dicembre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
