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Nuoro

Sa Itria e Santu Jacu siti d’interesse culturale

di Tiziana Simula
Sa Itria e Santu Jacu siti d’interesse culturale

I ruderi delle due chiese sono stati inseriti fra i 37 beni individuati dal Comune Soddisfatta l’omonima associazione: «Riconosciuta l’attività di promozione»

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NUORO. Da quell’arco in pietra rimasto in piedi e integro dopo oltre cinquecento anni di noncuranza e intemperie, deriva il nome della loro associazione. Ora, proprio quel rudere della chiesa bizantina della Madonna d’Itria che in questi anni l’associazione ha fatto conoscere alla città, figura nell’elenco dei beni e siti d’interesse culturale di Nuoro approvato dal Comune, insieme ai ruderi della chiesa di Santu Jacu. Un importante risultato per l’associazione culturale “Sa Itria-città di Nuoro”, impegnata dal 2011 sul fronte della promozione dei siti archeologici cittadini. «Vedere che tra i 37 siti d’interesse culturale individuati dall’amministrazione figurano i ruderi delle chiese di Sa Itria e Santu Jacu rappresenta per noi un importante risultato che attesta e riconosce l’attività di studio, sensibilizzazione e promozione portata avanti dalla nostra associazione culturale sin dal gennaio 2011, data della costituzione in comitato spontaneo prima, e associazione poi – commentano il presidente Graziano Siotto e i componenti del direttivo, Alessandro Mele, Stefania Leotardi, Michela Pedduzza, Andrea Mariane e Alessandro Palumbo –. Risultato che non si sarebbe potuto ottenere senza l’impegno, la costanza e la determinazione di tanti soci e socie che, in questi anni, e volontariamente, senza percepire alcun rimborso hanno donato parte del loro tempo per la causa comune e per il perseguimento delle finalità previste dallo Statuto».

Tutto questo attraverso l’organizzazione di visite guidate nei due siti, la continua promozione a mezzo stampa e web, la diffusione di materiale cartaceo, video e fotografico e l’apertura di mostre fotografiche incentrate sui due siti di pregio del territorio nuorese.

Il provvedimento del Comune è stato adottato con delibera di giunta il 24 novembre scorso, e recepisce una normativa nazionale che prevede il coinvolgimento dei privati a sostegno di siti e presidi culturali attraverso donazioni ai Comuni. L’associazione “Sa Itria” non manca però di fare un appunto all’amministrazione comunale che, quattro anni fa, ricorda il direttivo «prospettò la possibilità di un recupero concreto e in tempi brevi dei ruderi delle due chiesette attraverso il progetto Ecclesiae Fabrica, con fondi Cei, del Ministero, della Provincia, e del Comune. A tutt’oggi – dice l’associazione – nulla ci è dato sapere su tale progetto, né siamo più stati coinvolti nel merito».

Ad ogni modo, i volontari, rinnovano ancora una volta al Comune, la propria «totale disponibilità ad azioni di sensibilizzazione e promozione finalizzate al recupero dei fondi necessari a rendere alla città tutta questo importante patrimonio storico».

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