Svanite le speranze di salvare il carcere: trasferiti i detenuti
Macomer, primi licenziamenti nelle strutture dell’indotto Duro attacco del sindaco all’amministrazione penitenziaria
MACOMER. Le ultime, tenui, speranze di salvare la struttura carceraria di “Bonu Trau” si sono infrante definitivamente venerdì sera con l’arrivo dell’ordine di attuare (proveniente dal Dipartimento nazionale per l’amministrazione penitenziaria) quanto previsto dal decreto dello scorso maggio, firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che imponeva la chiusura delle strutture di Macomer e di Iglesias.
Da allora i tentativi di scongiurare lo smantellamento del carcere si sono susseguiti a ritmo serrato, non ultimo quello del sindaco Antonio Succu, che aveva espresso piena solidarietà al personale che opera al suo interno. Ma nessuno di essi è riuscito a bloccare il provvedimento ministeriale. L’ultimo atto della vicenda, in un clima di smobilitazione generale, è andato in scena ieri in tarda mattinata quando, protetti da un cordone delle forze dell’ordine, gli ultimi detenuti (una quarantina) sono saliti a bordo di due autobus e due furgoni dell’amministrazione penitenziaria e sono partiti per le altre strutture carcerarie sarde: Sassari, Cagliari, Nuoro, Alghero, Oristano e Tempio.
I primi effetti del provvedimento sono scattati immediatamente con il licenziamento delle due cuoche. Altri due posti di lavoro in meno che si vanno ad aggiungere ai tanti persi negli ultimi anni, che un territorio come quello del Marghine, già pesantemente colpito da una crisi che sembra non finire mai, non può certo permettersi. Contro la politica che ha determinato la chiusura del carcere, il sindaco Antonio Succu, ieri ha sparato ad alzo zero: «Siamo di fronte ad un neo centralismo terrificante dove i ministeri si muovono in totale dispregio dei territori, in un teatrino dove i burocrati di Stato sono spalleggiati da decreti miopi che nulla hanno a che fare con il risparmio, la buona gestione e il diritto di umanità dei carcerati – scrive Succu, in una dichiarazione rilasciata alla stampa –. Ci dica il ministero cosa vorrà fare della struttura carceraria di Macomer, non potrà certo trasformarla in asilo nido o vorrà forse trasformarla in ricovero per piccioni? Ci dica cosa vorrà fare del personale che vi lavora e cosa vorrà fare dell’indotto che quella struttura porta alla città e al territorio».
Parole durissime che la dicono tutta sull’ammarezza del primo cittadino macomerese, che aveva sperato fino all’ultimo in un ripensamento del ministero. Ma a tuonare contro quella che viene definita “una dirigenza incapace di confrontarsi con le realtà locali” è anche Alessandro Cara, segretario regionale Ugl per il comparto polizia penitenziaria.
«Oggi i lavoratori della Polizia Penitenziaria – dice Cara – provano grande tristezza, non solo per noi ma tutto il territorio. La politica dell’amministrazione penitenziaria, relativa alla spending review è stata quella di chiudere gli istituti. Stranamente, però, sono stati chiusi quelli che rappresentano i due territori più poveri della Sardegna: Macomer e Sulcis Iglesiente. E questo è avvenuto per l’incapacità della dirigenza di rilanciare le strutture e confrontarsi con il territorio».
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