La Nuova Sardegna

Nuoro

La protesta dei lavoratori: manca il piano industriale

di Paolo Merlini
La protesta dei lavoratori: manca il piano industriale

Gli operai in Provincia: non siamo contro la riconversione, ma serve un progetto «Clivati nega lo smantellamento degli impianti, allora ci permetta di constatarlo»

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NUORO. «Non siamo a priori contro un progetto di riconversione per produrre biopolimeri, ma prima vogliamo vedere un piano industriale. Che al momento non c’è». L’incontro sul futuro di Ottana Polimeri nella sala di presidenza della Provincia si è appena concluso, e Roberto Livas, rappresentante sindacale interno, raggiunge i compagni di lavoro che hanno atteso con i giornalisti l’esito della riunione all’esterno del palazzo di piazza Italia. Livas ha partecipato assieme al collega Mattia Peddes a un tavolo di confronto con il presidente della Provincia Costantino Tidu, i sindaci del territorio, i segretari dei tre sindacati, la Confindustria nuorese e Paolo Clivati, amministratore unico di Ottana Polimeri e Ottana Energia. È il primo faccia a faccia tra i lavoratori e l’industriale lombardo dopo il violento alterco scoppiato davanti ai cancelli della fabbrica venerdì scorso quando, nel giorno dello sciopero nazionale, i cassintegrati di Ottana Polimeri hanno bloccato l’ingresso agli impianti ai colleghi di Ottana Energia e, successivamente, allo stesso Clivati, che ha contestato duramente la forma di protesta dei lavoratori, provocando l’intervento dei carabinieri.

Ieri il clima, almeno apparentemente, era più sereno. Ma questo non ha fugato i dubbi dei lavoratori, che vedono nel blocco totale degli impianti, arrivato ora con la cassintegrazione straordinaria dopo mesi di blocco parziale, un pericoloso segnale sul futuro dello stabilimento. «Durante l’incontro – dice Livas – Clivati ha chiesto ai presenti se la fiducia nei suoi confronti era rimasta intatta. Per quanto ci riguarda abbiamo risposto che la nostra fiducia non è più la stessa, e che dovrà riconquistarla. Non siamo stati minimamente coinvolti in una fase così delicata per lo stabilimento, anche a fronte degli impegni sottoscritti sulla salvaguardia degli impianti e la loro manuntenzione».

L’altro problema riguarda l’accusa verso Clivati di procedere a uno smantellamento degli impianti o di alcune componenti essenziali per la produzione del Pet a Ottana Polimeri. Accusa che Clivati continua a rispedire al mittente. «La nostra fiducia si basa anche su questo – dice il rappresentante dei lavoratori –. A Clivati abbiamo detto, come in precedenza, che è legittimo da parte sua vendere materie prime come acido o paraxilene. Ma quando chiediamo conto del catalizzatore, cioè della vendita del palladio, l’industriale glissa sull’argomento. O dice che si potrà ricomprare in seguito». Il palladio è un metallo prezioso (il costo, espresso dal mercato in once e dollari, è di circa 22 euro al grammo) utilizzato nel processo di produzione del Pet. Nello stabilimento di Ottana, sostengono gli operai, ce ne sono circa 45 chili, eredità del precedente proprietario Equipolymers. «Mettiamo che così riesca anche a guadagnare un milione di euro. Ma per ricomprarlo dovrebbe spenderne di più: che senso ha, se non la volontà di abbandonare definitivamente la produzione?», dice Livas. «Vogliamo dunque verificare se quel materiale si trova ancora all’interno dello stabilimento. I colleghi responsabili della sicurezza hanno chiesto di poter entrare in fabbrica e verificare di persona, ma gli è stato risposto di attendere sino al 22 dicembre. Per quale motivo?».

L’altro aspetto riguarda la conversione a biopolimeri derivati dalla canna da zucchero. «Non abbiamo alcuna preclusione, ma prima vogliamo vedere un piano industriale. Un’ultima considerazione – dice Livas a nome dei lavoratori –: la fabbrica ha un proprietario ma è anche nostra. Non fosse altro per i milioni di danaro pubblico di cui ha usufruito nel tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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