Macomer perde l’unità cinofila
Cominciano a delinearsi tutte i danni collaterali che la città subirà con la chiusura del carcere
MACOMER. I primi effetti della chiusura del carcere di Bonu Trau si sono visti con il licenziamento delle due cuoche che operavano all’interno della struttura, gli altri seguiranno a breve. E per la città e il territorio si profila la perdita di altri posti di lavoro. L’unità cinofila, costata circa 300 mila euro, attiva solo da sei anni, non appena verranno completati i lavori che dovranno ospitare i cinque specialisti e i cani, sarà trasferita a Nuoro.
Mentre il personale, una quarantina di agenti e otto impiegati amministrativi, saranno reimpiegati in altre strutture dell’isola. «È vero che il personale sarà trasferito nelle sedi richieste – dice un agente –, ma questo non significa che siamo contenti. Molti di noi avevano organizzato la propria vita qui, comprato casa e inserito nel tessuto sociale locale i propri figli. Rincominciare daccapo non è piacevole».
Per molti di loro, almeno inizialmente, si prospetta un futuro da pendolare, con conseguenti disagi personali e spese aggiuntive che andranno ad incidere nei bilanci delle famiglie. Eppure, nonostante si sapesse della chiusura (il decreto era arrivato prima dell’estate) la speranza che il ministero ci ripensasse è stata coltivata fino alla fine, fino a quando il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma non ha impartito l’ordine esecutivo. E sabato scorso, in tarda mattinata, si è compito l’ultimo atto: il trasferimento in altre carceri dell’Isola degli ultimi quaranta ospiti. Quelli soggetti a regime di 41bis, erano stati trasferiti lo scorso luglio. “Tutto questo è accaduto a causa dell’incapacità dei dirigenti di rilanciare la struttura e di confrontarsi con gli altri enti presenti nei territori - ha tuonato Alessandro Cara, Segretario Regionale dell’Ugl, comparto Polizia penitenziaria -. La politica dell’amministrazione penitenziaria è stata quella di chiudere le carceri in ossequio di una spending review che non farà risparmiare nulla ai contribuenti”. Non sono serviti, se non a sospendere temporaneamente il provvedimento ministeriale, neppure gli interventi dei politici locali. Eppure, solo qualche anno fa nel carcere macomerese vennero realizzati interventi di riqualificazione per adeguarlo ai requisiti previsti per una struttura di “alta sicurezza di secondo livello”, e, subito dopo furono ristretti 27 personaggi di primissimo piano del terrorismo islamico internazionale.
Lo scorso mese di settembre il deputato di Borore Michele Piras, dopo aver visitato la struttura, aveva detto di aver trovato l’Istituto in condizioni migliori di molti altri non fatiscente da doverne decretare la chiusura.
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