Casa Buscarini, l’oasi del Vate
Il poeta Sebastiano Satta in una mostra a lui dedicata dal Consorzio per la pubblica lettura
NUORO. In una piccola oasi di cultura immersa nel verde è custodita, nell'inesorabile trascorrere del tempo, la memoria di un grande uomo nuorese che ha lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura della Sardegna. Casa Buscarini non è semplicemente una biblioteca, ma un vero e proprio museo in cui sono conservate opere, cimeli e tracce del vivere quotidiano di Sebastiano Satta. Gli arredi dello studio del poeta e il suo fondo storico sono stati donati alcuni anni fa dal figlio Vindice, alla città di Nuoro e racchiusi nella sezione sarda della biblioteca Satta. In uno spazio interamente dedicato al poeta nuorese, che in occasione del centenario dalla morte del vate di Sardegna, il Consorzio per la pubblica lettura ha aperto al pubblico con una mostra a lui dedicata.
Lo studio del poeta con gli arredi, le opere, gli appunti e le fotografie testimoniano la vita di un personaggio poliedrico dalla spiccata intelligenza. Un salto indietro nel tempo in compagnia dei suoi scritti e dei suoi oggetti che porta il visitatore lungo i tre percorsi della mostra: bibliografico, fotografico e pittorico, in un viaggio che tenta di esplorare una figura ancora poco conosciuta e indagata. La sua scrivania con sopra una lampada a olio e la sedia dove Bustianu passava le sue serate a scrivere e studiare, e poi l'imponente credenza in stile liberty stracolma dei suoi libri, che durante un trasloco ha perso il rosone (come ha riferito il figlio Vindice), che da alcune foto sembra rappresentasse la figura di una donna. E poi i malinconici versi custoditi in una teca vicino alla scrivania del poeta , “I canti della culla”, che Bustianu con il cuore gonfio di dolore dedicò alla figlioletta Biblina, morta troppo presto e che il papà mise dentro la bara, vicino al corpicino inerme della figlia. “Chetati via non piangere: noi pur verremo quando giunga l’ora.Riposa, e ninna-nanna! i tuoi piedini son stanchi di cercarci ...”. I manoscritti, dieci anni dopo la morte di Sebastiano Satta, furono fatti riesumare dalla moglie, Clorinda Pattusi. L’evento è testimoniato dal verbale redatto dal Comune di Nuoro che attestava la presenza di sette fogli al momento dell’apertura della cassa, avvenuta il 25 ottobre del 1924 alle otto del mattino.
L'esposizione bibliografica insieme alle innumerevoli fotografie, dove Sebastiano Satta fotografo, ritraeva la moglie Clorinda e il piccolo Vindice, ma anche i paesaggi campestri, da lui tanto amati. E poi la foto scattata al poeta nuorese, dall’eclettico Piero Pirari che ha immortalato il vate di Sardegna in una delle sue immagini più celebri.
A chiudere la mostra anche una serie di quadri. Lo straordinario volto nel dipinto “Il vecchio con la barba” e “Il ritratto di ragazza” testimoniano la forte passione di S’abbocau per la pittura. Presenti anche alcuni dipinti dedicati a lui. Uno in particolare donato da Francesco Congiu Pes, noto Conzu Mandrone, al Gruppo della società operaia di Nuoro, la prima in Sardegna e tra le prime in Italia, di cui Sebastiano Satta fu uno dei padri fondatori, che testimonia il forte legame del poeta nuorese agli strati più umili della società, gravati dalle ingiustizie e racchiusi nei versi “I morti di Buggerru” che il poeta nuorese scrisse in occasione dei tragici fatti del 1904 avvenuti nella miniera di Malfidano a Buggerru.
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