La Nuova Sardegna

Nuoro

Uccise il padre, condannato a 16 anni

Uccise il padre, condannato a 16 anni

Il gup riduce di due anni le richieste dell’accusa. Per la difesa Pietro Basile, 20 anni, si era difeso da un genitore violento

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Rispetto alle richieste del pm, il gup è stato appena più clemente, ed è passato dai 18 anni e otto mesi sollecitati dalla pubblica accusa ai 16. La giovane età, il fatto di essere incensurato, probabilmente anche il fatto di avere alle spalle una storia familiare tormentatissima, hanno evidentemente inciso sul destino giudiziario del giovane bittese Pietro Basile. Venti anni appena e un’accusa di parricidio che alle 13 di ieri gli è valsa una condanna a 16 anni con il rito abbreviato. Mentre i familiari per tutto il tempo hanno continuato a coccolarselo con lo sguardo. Si è chiusa così, almeno per il primo grado di giudizio, una vicenda giudiziaria nata quasi un anno fa nel giorno di Capodanno.

«Tutto avviene in pochissimi secondi - aveva ricordato nell’udienza scorsa il pm Giorgio Bocciarelli - Pietro Basile esplode tre colpi di pistola. Erano nelle scale di casa. Tre colpi in rapida successione e senza essere preceduti da alcun scambio di parole. L'imputato spara senza dire una parola. La successione di colpi è talmente rapida che Franco Basile non si rende conto subito che sta per morire. Pur essendo stato colpito da un proiettile riesce a uscire sul pianerottolo, poi si accascia a terra. Tre colpi di pistola, dunque: sul posto sono stati rinvenuti tre bossoli e una ogiva. Due colpi vengono deviati dal muro, il terzo e unico centra Franco Basile. Il colpo entra dall'ascella destra e attraversa il torace in modo perpendicolare con una leggera inclinazione. Significa che Pietro Basile era vicino al padre, quando ha sparato, e non era così distante come dice lui».

Secondo l’accusa, il giovane Pietro aveva scatenato sul padre tutto l’odio che covava da tempo e che spesso, tra i due, emergeva sotto forma di continui litigi e violente aggressioni verbali. Quel giorno di Capodanno, in particolare, la goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata una banalità solo apparente: un’auto contesa. La pubblica accusa, tuttavia, non aveva contestato all’imputato né l’aggravante della premeditazione, né quella del legame di parentela. Perché l’aveva considerata equivalente alle attenuanti generiche. Di qui la richiesta finale, per il giovane bittese, di una condanna a 18 anni e otto mesi, con il rito abbreviato. La difesa di Basile, rappresentata dall’avvocato Elena Ledda, dal canto suo ha sempre replicato spiegando come il giovane, in realtà, non avesse fatto altro che difendersi dall’ennesima aggressione di una sorta di padre-padrone. Così, era andata anche quel giorno di Capodanno. Basile, insomma, non aveva alcuna intenzione di uccidere, ma aveva solo cercato di difendersi. Basile inoltre, seppur dopo un paio di giorni, aveva confessato, e aveva sempre tenuto una condotta esemplare senza mai ostacolare in alcun modo le indagini.

Su questo punto, tuttavia, l’accusa non ha concordato: all’appello, infatti, manca ancora la pistola utilizzata quel giorno dal giovane bittese. L’avevano cercato a lungo, i carabinieri, nelle campagne di Bitti, ma senza successo. E sinora nessuno l’ha trovata. Certo è che ieri mattina Basile è stato condannato anche per la detenzione dell’arma, oltreché per l’omicidio del padre Franco. (v.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative