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«S’arina capute» a Bitti si rinnova il rito

«S’arina capute» a Bitti si rinnova il rito

Il 31 dicembre i bambini, accompagnati da un asinello, vanno porta a porta a chiedere dolci e caramelle per il nuovo anno

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BITTI. «Arina caputò, patatasa e vasò, a intro 'e s'istacca vasolu kin patata». La caratteristica filastrocca bittese domani risuonerà dalle prime luci dell'alba in strade e viottoli, ricordando solo per un attimo anche agli adulti gli spensierati giorni della fanciullezza.

Il tempo passa inesorabile sempre più velocemente con tutte le sue trasformazioni, ma quella de "S'arina capute" è una tradizione alla quale il paese di Bitti non rinuncia. In molti paesi ormai è stata quasi fagocitata dai riti di Halloween, ma nel centro barbaricino è rimasta ferma all'ultimo giorno dell'anno, e anzi ne costituisce uno dei riti più significativi. Tanto che il "porta a porta" dei bambini, che con l'asinello fanno la questua per i dolcetti, la frutta secca e altre prelibatezze, sarà anche al centro della conferenza "Terrapintada e il dono nel solstizio d'inverno", promossa dal laboratorio di ceramiche per oggi alle 18.00 nell'officina di produzione, in via Brigata Sassari. Relatrice Giuseppina Cuccu, studiosa di antropologia e tradizioni popolari.

L'appuntamento aprirà di fatto la due giorni bittese di fine 2014. Sempre stasera alle 19.00, con il patrocinio del Comune e dell'assessorato regionale al Turismo, canti, balli, fuochi e vino con l'evento "Càliche e Tenore". Si esibiranno i gruppi a tenore Remunnu e Locu e Dure di Bitti. Poi si proseguirà con i balli sardi di "Ballade Ballade Bois" durante i quali si potranno degustare i vini e le eccellenze di produzione locale. Il tutto nella splendida cornice della rinata piazza Asproni, dove verrà allestita la cena comunitaria di fine anno.

Prosegue intanto per il paese l'antichissimo rito de "Su Nenneddu", il Gesù Bambino, che dal 26 dicembre e sino all'Epifania visita i rioni del paese. Per Bitti è un'antico rito religioso natalizio e rappresenta l'entrata di Gesù appena nato nelle case del centro abitato. Secondo la tradizione, risalente a circa quattro secoli fa, pare derivi da una secolare celebrazione ancora in uso in alcuni villaggi spagnoli e nasce a completamento del presepio, che dopo essere stato allestito viene aperto al pubblico per le notti de "Paska e Natale".

Il Bambinello, un simulacro con un vestitino in broccato di tipica foggia barocca, è una statuina in legno risalente al diciassettesimo secolo. Somiglia a certi bambin Gesù dipinti da artisti anch'essi di epoca barocca, ed in particolare alle opere del grande pittore di Siviglia, Bartolomé Esteban Murillo.

Quest'anno Su Nenneddu visiterà i numerosi presepi all'aperto allestiti in quasi tutti i rioni del paese.

Un'altro imperdibile appuntamento del fine anno bittese sono Sas Bulustrinas, termine derivato probabilmente da "volo delle strenne". Il 31 dicembre, all'uscita del "Te Deum" la folla si accalca a ridosso della casa parrocchiale da dove, sporgendosi dalla finestra più alta, il parroco don Mario Mula, come messaggio benaugurante per l'anno nuovo, lancia monetine e caramelle alla cittadinanza bittese. Un augurio per il nuovo anno.

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