La Nuova Sardegna

Nuoro

Primo maggio di rivendicazione

di Tito Giuseppe Tola
Primo maggio di rivendicazione

Macomer, sindaci del Marghine e sindacati si incontrano oggi per decidere azioni di lotta per il lavoro

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MACOMER. Sarà un primo Maggio di rivendicazione e di lotta, perché a Macomer e nel Marghine da festeggiare è rimasto poco. I sindaci della zona si riuniranno stamattina alle ore 10 nella sede dell’Unione dei Comuni assieme ai sindacati per discutere e decidere insieme cosa fare di fronte a una situazione di sfascio economico che non ha precedenti. Se fino a oggi hanno aderito a manifestazioni e battaglie promosse da altri, ora prendono in mano il gioco e saranno loro a costruire le alleanze per portare avanti la battaglia dell’ultima spiaggia per impedire la disfatta economica e demografica del territorio. Battaglia che non si annuncia facile, e non è detto che sia vincente, ma non fare nulla significa accettare supinamente il declino e lasciare che la gente, soprattutto i giovani, paghino un prezzo altissimo alla crisi che in questo territorio ha cancellato quasi tutto. Non sarà dunque una “Festa del Lavoro” quella promossa dai sindaci per oggi, ma un momento di riflessione per cercare una via d’uscita dal tunnel della decadenza nel quale si è infilata Macomer. Le statistiche sul lavoro fotografano una situazione non facile. A Macomer il tasso di disoccupazione è al 19,6% (quello femminile al 23,5%), contro un tasso nazionale del 13% rilevato dall’Istat nei giorni scorsi e un tasso regionale del 12,7% nel 2014. In calo anche gli occupati nelle imprese attive. Nel 2001 erano 3.902, scesi nel 2011 a 2.187 unità. Sono numeri che si commentano da soli. L’attenzione del dibattito si soffermerà oggi su questi e su altri dati che fotografano una realtà territoriale in profonda crisi che necessita di risposte urgenti. «Gli amministratori di questo territorio – dice il sindaco di Macomer, Antonio Succu, – sono estremamente preoccupati per la situazione di degrado economico e sociale nella quale continuano ad avvitarsi il Marghine e Macomer. Nell’incontro si parlerà di questo, ma servirà anche per richiamare con forza la giunta regionale sull’emergenza che nasce dalla mancanza del lavoro e dal rischio reale che un migliaio di tessili, dopo aver perduto il lavoro, perdano anche gli ammortizzatori sociali. Per questo abbiamo invitato l’assessore Paolo Maninchedda, al quale, oltre a dare il suo contributo alla discussione con idee e proposte, chiederemo di farsi portavoce presso la giunta del grave malessere del centro Sardegna. Maninchedda viene da questo territorio, conosce i problemi e le cause della crisi. Può dare quindi un contributo importante. L’obiettivo è comunque quello di costruire insieme, anche con i sindacati, una nuova prospettiva di crescita e di sviluppo. Abbiamo studi e progetti sui quali lavorare. Ci sono anche idee e strumenti per realizzarli. Ci va bene Garanzia Giovani, che però presenta problemi, ma dobbiamo garantire anche i cinquantenni che hanno perso il lavoro». I sindacati hanno accolto l’invito dei sindaci. «È un’iniziativa positiva – dice Katy Contini, segretaria dei tessili Cisl, – il Primo Maggio da noi non si può festeggiare. Farlo sarebbe una presa in giro perché il lavoro non c’è. Sarà una mattinata di lavoro e di riflessione in una giornata di rivendicazione e proposta che spero serva per avere delle risposte».

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