Scuola, insegnanti vestite di nero contro la riforma
Ai giardini il flash mob dei docenti che contestano il ddl «Norma che distrugge il settore, non garantisce l’istruzione»
NUORO. Gli insegnanti si sono ritrovati ai Giardini per ribadire la contrarietà al disegno di legge del governo per la riforma della scuola. Una folta rappresentanza, fatta soprattutto di donne, vestite di nero e con un lumicino in mano a significare la morte dell’istruzione se passeranno le nuove norme. I punti che si combattono in maniera quasi scientifica sono l’aumento delle prerogative dei dirigenti scolastici e gli scatti di carriera (e dunque di stipendio) legati non agli anni di servizio, ma al giudizio di un organismo di controllo e alla partecipazione a corsi di aggiornamento a carico degli stessi docenti. Una fetta dei manifestanti oggi sarà a Cagliari dove è previsto uno dei sette concentramenti dello sciopero nazionale (altre assemblee a Roma, Firenze, Aosta, Bari, Catania e Palermo) promosso dai sindacati confederali, dalla Gilda e dallo Snals.
Nelle stesso momento a Nuoro (alle 9) altro flash-mob, questa volta con il lancio di palloncini, per ricordare che comunque la speranza è sempre di averla vinta e mantenere gli elementi cardine della scuola. La preoccupazione è l’elemento di fondo della categoria. Ed è emerso nelle considerazioni di tutti, senza distinzione di età e livello scolastico. Gabriella Visentini, del Liceo Artistico “Ciusa”: «Non c’è un pregiudizio nei confronti delle riforme. Qui però ci troviamo davanti a una norma che distrugge il settore. Un danno soprattutto per la scuola pubblica, quella in grado di garantire l’istruzione di tutti e dunque la parità delle opportunità». Un aspetto che il gruppo dei manifestanti rende palese anche visivamente con la recita delle norme della Costituzione che garantiscono il diritto specifico, sino a richiamare il valore più alto della pari dignità dei cittadini, che è il quadro dove far valere tutte le prerogative, giuridiche ed etiche, di ogni persona.
Il dissenso ha i suoi punti focali. «Uno è lo strapotere dei dirigenti, che possono scegliere gli insegnanti e gli altri collaboratori. Potrebbe determinarsi una sorta di mafia, perché non tutti i dirigenti sono capaci e coscienziosi», denuncia Graziella Denti. Marilena Pintore, sindacalista della Uil, pensa che si possa tornare a un decreto regio del ’23, all’inizio del fascismo, che dava proprio a direttori e presidi carta bianca nell’organizzazione della scuola. Altri ricordano che verrà meno la stabilità della sede di lavoro, «e questo a discapito della continuità nella didattica». Non piace la conferma delle prove Invalsi, «un giochino matematico che non prova la preparazione degli allievi», aggiunge Lina Buzzi, dell’istituto “Podda”, dove la scuola è chiusa per sciopero.
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