Sentenza della Cassazione, Palumbo resta in carcere
NUORO. La condanna per associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale è stata confermata qualche giorno fa dalla Cassazione. La conseguenza è stata l’arresto di Marco Palumbo, l’imprendito...
NUORO. La condanna per associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale è stata confermata qualche giorno fa dalla Cassazione. La conseguenza è stata l’arresto di Marco Palumbo, l’imprenditore nuorese di 41 anni da tempo residente a Oristano. Nel processo di secondo grado per la maxi evasione fiscale concretizzata con il mancato pagamento dell’Iva e collegata all’importazione e vendita di auto di lusso, era stato condannato a cinque anni e due mesi; con lui erano stati condannati anche gli altri imputati, l’imprenditore oristanese Giuseppe Casu e il commercialista romano Claudio Fusaro, rispettivamente a un anno e dieci mesi e tre anni e quattro mesi, Ma tra carcerazione preventiva e misure alternative (come sospensione di pena e l’affidamento in prova ai servizi sociali), per loro non è scattato l’arresto.
La misura restrittiva è stata notificata a Palumbo ieri sera dai carabinieri di Oristano, sulla base di un ordine di esecuzione pena pervenuto dall’ Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica di Cagliari.
La Corte d’appello aveva confermato in toto il teorema accusatorio della Procura di Oristano. Non solo, aveva poi deciso la conferma della confisca del corrispettivo della somma di due milioni di euro, tra beni immobili e soldi, nei confronti di Marco Palumbo. Ora quei denari verranno acquisiti al patrimonio dello Stato, proprio in virtù della sentenza della Cassazione.
Secondo l’accusa, i tre i tre imputati, attraverso le concessionarie d’auto Time Car e Vantage Car gestite da Marco Palumbo e Giuseppe Casu ispirati dai suggerimenti del commercialista Claudio Fusaro, riuscivano ad evadere grosse somme al fisco. Il meccanismo era stato dettagliatamente descritto dagli inquirenti e dalla Procura: gli imputati acquistavano le auto all’estero evitando di pagarvi le imposte, cosa che poi avrebbero dovuto fare in Italia dove però continuava l’evasione fiscale. Questo consentiva di vendere le auto a prezzi decisamente più bassi rispetto a chi si faceva carico anche dell’Iva. Questo metodo poi diventò una sorta di spirale e dalle auto si passò alla nascita di società in paradisi fiscali come Cipro o Panama, dove la società si diede al commercio di fiori di loto per la produzione di profumi. Tutto filò liscio, sino a quando la guardia di finanza, in una mattina del novembre del 2008, mise fine alla spregiudicata avventura imprenditoriale.
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