I dolci di Anna Gardu conquistano l’Expo e gli artisti a Milano
Le creazioni di Oliena spiccano tra le eccellenze culinarie Tra le celebri pavoncelle, “sa timballa” e le filigrane
OLIENA. Tra i cavalli di bronzo di Messina e le installazioni di Nocera, prendono vita i gioielli dell’arte dolciaria, confezionati da Anna Gardu. Come le creazioni preziose che si rispettino le composizioni realizzate dalle mani sapienti della maestra olianese vengono custodite in teche di vetro, preservate nella loro bellezza fragile dalla curiosità di chi vorrebbe toccare quelle cesellature particolareggiate e minuziose.
Cesellature cariche di dettagli e ricchissime di particolari sottili, che rischierebbero di sfiorire tra le migliaia di mani, che affollano l’Expo 2015 milanese. Nel padiglione dell’Eataly di Oscar Farinetti, chiamato ad ospitare le realtà culinarie d’eccellenza provenienti dalle diverse regioni del Bel Paese, trova la sua vetrina privilegiata la mostra “Il tesoro d’Italia”, confezionata dalla genialità e dall’estro di Vittorio Sgarbi. In un contesto che accoglie i più grandi capolavori della produzione italica, tra i grandi del passato e i rappresentanti del panorama culturale contemporaneo, non potevano trovare più giusta collocazione le meraviglie firmate da Anna Gardu. Apprezzabile traccia di mani abili e sapienti, che con pazienza costruiscono e disegnano figure straordinarie e capolavori inestimabili, fatti di pasta di mandorle.
«Il mio albero della vita – scrive l’artista proveniente dal borgo del Corrasi – è fatto di simbolismi che riportano alla mia terra». E non potrebbe essere altrimenti, pensando alla figura fiera e orgogliosa delle pavoncelle, che richiama la tradizione dei ricami e delle trame, riportando alla mente la delicatezza delle filigrane. O fermandosi di fronte al fascino della torta degli sposi, “sa timballa”, straordinario risultato di un intarsio meticoloso, in grado di sorprendere e suggestionare chiunque si fermi ad ammirarla, al pari di una tela famosa o di una scultura imponente.
Le magie raccolte sotto il marchio “Horo”, all’interno dello spazio espositivo curato personalmente dal celebre critico d’arte, saranno visitabili per tutti i sei mesi della manifestazione, a sottolineare il talento e la grandezza di un panorama culturale, forte di una biodiversità non solamente gastronomica, ma anche e soprattutto intellettuale, umana, creativa.
E a valorizzare, d’altra parte, un dialogo mai interrotto con le antiche e sempre valide regole degli antenati. Quel “mos maiorum” di costumi, che riporta alla tipicità di un’arte non disponibile a compromessi circa la qualità e la bontà dei prodotti, la ricercatezza attenta e i metodi antichi. Un’arte, tuttavia, rinnovata e resa originale da uno spirito vivace, brioso, seducente, che ha la capacità di ammaliare e coinvolgere, rendendo piacere a tutti e cinque i sensi. (ma.s.)
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