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Nuoro

Desulo, tre auto a fuoco. Il sindaco: io nel mirino

Tiziana Simula
Una delle auto incendiate
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Una delle auto incendiate

Incendiate le macchine di tre sostenitrici di Gigi Littarru, appena riconfermato. Intimidazione in uno dei paesi di Sindacopoli. 

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DESULO. «Hanno colpito loro solo perché sono mie amiche, perché hanno detto chiaramente che avrebbero votato per me. La regia di queste intimidazioni è la stessa di chi non vuole che io governi. E nonostante la batosta elettorale, continua ad alimentare questo clima di odio e tensione che va avanti da tre anni». Non lascia spazio ad altre interpretazioni, Gigi Littarru, sulla notte di fuoco che ha scosso il paese, due giorni dopo la sua vittoria elettorale che l’ha confermato alla guida di Desulo, prima rielezione nella storia del paese. E con una vittoria schiacciante: ha staccato il suo avversario politico, Angelica Gioi, di quasi 700 voti.

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Notte di fuoco. Un triplice attentato incendiario ha distrutto nella notte tra martedì e mercoledì le auto di tre giovani desulesi, sue sostenitrici durante la campagna elettorale, Francesca Fancello, Monia Floris e Francesca Floris. Le auto erano parcheggiate in zone diverse del paese, sotto le abitazioni delle proprietarie. Gli incendiari sono entrati in azione con la diavolina intorno a mezzanotte, e una dopo l’altra, hanno dato fuoco alla Lancia Y, alla Fiat Punto e alla Ford Focus. Sugli attentati incendiari indagano i carabinieri di Desulo e della compagnia di Tonara, che hanno sentito anche Gigi Littarru.

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Urne avvelenate. Un ennesimo atto intimidatorio a conclusione di una campagna elettorale che il sindaco definisce super avvelenata, «segnata da odio, prepotenze, minacce». Come quella pesantissima contro di lui e un consigliere comunale candidato nella sua lista: scritte comparse su un muro alla periferia di Desulo dieci giorni prima del voto. “Sindaco per ogni maiale abbattuto un familiare morto”, c’era scritto. «No, non è stata opera del mondo agropastorale, ne sono convinto: con loro ho un buon rapporto, se qualcosa non va ne parliamo», spiega Littarru, seduto davanti alla scrivania del suo ufficio, dopo una notte insonne trascorsa accanto alle tre vittime dell’ultima intimidazione.

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La denuncia. È un fiume in piena, il sindaco. Denuncia senza freni chi ritiene responsabile di questo e degli altri gesti intimidatori. «Quello che è successo è frutto del clima di odio nei miei confronti e di chi evidentemente mi sta vicino – dice –. La regia è la stessa. Si tratta di un gruppo di persone che mi vuole fuori dall’amministrazione perché do fastidio, perché mi sono sottratto al loro controllo. È una storia che va avanti da tre anni. E da sei mesi il clima è diventato rovente ed è peggiorato in campagna elettorale».

Sindacopoli. Littarru si riferisce all’inchiesta della Procura di Oristano che alla fine di aprile ha portato in carcere sindaci, amministratori comunali, funzionari pubblici e professionisti di diversi comuni vicini a Desulo, accusati di pilotare gli appalti pubblici per favorire gli amici. Nei guai era finito anche l’ex sindaco Salvatore Borto (ora sottoposto all’obbligo di dimora) indicato inizialmente come il candidato sindaco della lista avversaria di Littarru, sostituito poi da Angelica Gioi. Una “sindacopoli” da cui Littarru si è tirato fuori, come emerge dalle intercettazioni, nelle quali viene indicato come “il nemico”, «reo di volersi sottrarre alla sua influenza», si legge in un passaggio relativo al rapporto del primo cittadino con Salvatore Pinna, l’ingegnere ritenuto dagli inquirenti il dominus del sistema criminale.

«Nelle intercettazioni emerge chiaramente la mia posizione – prosegue Littarru –. Da quando è scoppiato il caso, la tensione è aumentata. Mi sono sentito chiamare perfino “spia”. A queste persone non va bene che io governi. “Se vincono loro mi dimetto”, mi ero detto prima del voto. Così non è stato. Anzi, con i 1129 voti, pari a oltre il 70 per cento, gli elettori mi hanno dato una grande responsabilità. Vogliono che sia io ad amministrare il paese. Soprattutto, vogliono serenità. La stessa che anche io invoco con tutte le mie forze. Perché prendersela con tre ragazze per colpire me? Perché bruciare le auto che servivano per andare a lavorare? Ho fiducia nelle forze dell’ordine, spero che vengano trovati presto il mandante e l’esecutore di questo gesto terribile».

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