La Nuova Sardegna

Nuoro

Tutti in sella per l’addio a Checco

di Valeria Gianoglio
Tutti in sella per l’addio a Checco

Commovente corteo di motociclisti per l’ultimo saluto al muratore morto sulla Orosei-Cala Liberotto

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NUORO. In sella a una fila sterminata di moto rombanti, in attesa di seguire il feretro davanti alla camera mortuaria dell’ospedale San Francesco, ci sono gli amici di sempre: i compagni di una giornata tra le bellezze della Sardegna, di una corsa nelle piste di Mores e Chilivani, o di una scampagnata con il casco, il giubbottino in pelle d’ordinanza, e il vento che accarezza la pelle e profuma tanto di libertà.

Vicino alla bara coperta di fiori bianchi e arancioni, e alla maglietta di Valentino Rossi, ci sono mamma Luisa e papà Renzo, stretti dall’abbraccio di due intere comunità: quella di Nuoro e quella di Torpè. E fuori, in mezzo alle tante duoruote fiammanti, in mezzo a carezze sincere e sorrisi pieni di malinconia, c’è anche il piccolo grande Diego, che a 15 anni sfodera già la maturità di un uomo e il sorriso di quel papà che ha perso troppo presto.

Ieri mattina, raccolti nello spiazzo davanti alla camera mortuaria, sotto un sole che comincia a farsi sentire, ci sono tutta la vita, gli affetti e le passioni di Checco Puggioni, il motociclista nuorese morto martedì sera, insieme alla sua adorata Isabella Saba, mentre in sella alla sua moto percorreva la Orosei-Cala Liberotto.

Alle 9.30, un’ora prima che cominci il funerale, giungono i primi amici in sella. Arrivano da Nuoro, dal resto della provincia, ma anche da altre zone dell’isola, e via Mannironi, per una buona mezz’ora, si anima di carrozzerie fiammanti, di motori potenti, e di magliette dai colori vivaci.

E intorno alle 10.15, quando il feretro, coperto di fiori, esce dalla camera mortuaria gli stessi motori salgono di giri e i conducenti cominciano ad accelerare. È l’addio, l’ultimo sofferto saluto, che la comunità della quale Checco faceva parte, quella dei motociclisti, dà a un suo compagno di quel viaggio straordinario che è la vita.

«Per noi è una cosa molto bella salutarlo così – spiega uno di loro – noi salutiamo così un amico motociclista. E anche se magari non ci conosciamo di persona, quando ci si trova per strada solleviamo sempre la mano per salutare. È il nostro modo per riconoscerci e per manifestarci vicinanza». E così, tra un motore rombante e i giri che salgono a mille, alle 10.30 il corteo si mette in moto dalla camera mortuaria dell’ospedale San Francesco, imbocca via Mannironi e lentamente comincia a percorrere quelle poche decine di metri che separano l’obitorio dalla parrocchia di San Francesco. La casa dove abitava Checco Puggioni, insieme a mamma Luisa e a papà Renzo, è poco più in là, nelle palazzine di Ottana, come i nuoresi le chiamano, perché nate per ospitare gli operai della zona industriale del paese. Quella casa che Checco Puggioni stava per abbandonare perché aveva quasi finito i lavori nel suo nuovo nido: un appartamento a Nuoro dove sarebbe andato a vivere con la sua amata Isabella Saba, morta insieme a lui nel terribile incidente in moto di martedì sera.

“Prendimi per mano, Dio mio, guidami nel mondo a modo tuo. La strada è tanto lunga e tanto dura, però con te nel cuor non ho paura”, recita la canzone all’ingresso del corteo funebre, in chiesa.

Poco dopo, mentre i genitori, il figlio Diego, le due sorelle, e i parenti più stretti si siedono nei primi banchi, e i motociclisti, in corteo, poggiano i loro caschi per terra davanti alla bara, anche un folto gruppo di compagni di classe di Diego si fa largo tra la folla e raggiunge le bancate laterali. Dal pulpito, il parroco don Tonino Carta, si rivolge a tutti i presenti: «La vostra presenza – dice – qui è importante, è segno di amicizia, di vicinanza. Qui il problema non è perché e per come: il fatto è successo e basta. Quel che è importante, ora, è l’amicizia, è essere qui davanti a Dio. Il vuoto lasciato da Francesco solo Dio lo può riempire. Questo lo dico a voi, familiari. Dopo la morte, rimane il nostro spirito, la nostra anima. Perché è successo proprio a Francesco non lo sappiamo, ma continuiamo a restare vicino a Dio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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