Ecotopia, i 33 licenziati sono pronti a incatenarsi
Nuoro, la rabbia della coop tagliata fuori dall'appalto: "Abbiamo preferito rinunciare al bando ma conservare la dignità"
NUORO. Dalla fine di giugno tutti e 33 resteranno a casa. Dopo venti anni di onorato servizio per conto dell’università nuorese, a causa di un appalto che di fatto li ha tagliati fuori, perderanno la loro occupazione. Eppure, gli operatori della cooperativa Ecotopia, che ancora per qualche settimana gestiranno i servizi amministrativi dell’ateneo barbaricino, hanno tutt’altro che intenzione di arrendersi al destino tant'è che mercoledì 10 hanno annunciato un sit-in davanti alla sede del corso di laurea in Scienze forestali, a Sa Terra mala. Sono pronti a incatenarsi ai cancelli.
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E per la prima volta, attraverso una pagina densa di rabbia, spiegano le loro ragioni. Tanto per cominciare definiscono “sofferta”, la decisione di non partecipare alla gara d’appalto che tanto duramente hanno contestato nelle scorse settimane. Ma è stata una decisione, spiegano, «scaturita dalla valutazione del bando di gara. Un bando che non conteneva le condizioni economiche e contrattuali minime stabilite per legge, se non sottopagando il personale e dando un servizio di scarsa qualità, e per la mancanza delle condizioni di sicurezza previste dal testo unico sulla sicurezza».
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Secondo la cooperativa Ecotopia, inoltre, indire una gara d’appalto con un importo a base d’asta del 30 per cento in meno (più il ribasso) rispetto all’ultima gara del 2007, e per contro richiedere gli stessi servizi, aveva una conseguenza immediata: «significava licenziare 10 persone su 33 o “tagliare” a tutti lo stipendio, ma non le ore, del 30 per cento, con una netta diminuzione della qualità del servizio, non solo nelle pulizie, ma soprattutto per i servizi qualificanti come la biblioteca o la segreteria studenti che, nel caso di Nuoro, serve tutti gli studenti del territorio iscritti a Sassari». Ma al di là dei dati, delle percentuali di ribasso, dei calcoli freddi ma allo stesso tempo così illuminanti, alla cooperativa fa male soprattutto il fatto che in così poco tempo, siano state cancellati venti anni di esperienza tra studenti e università. Venti anni di servizi, ricorda, «svolti con competenza e professionalità riconosciuteci da docenti e studenti, con continui corsi di aggiornamento del personale. Perché noi – aggiungono – in questa università, come risorsa per il territorio, ci crediamo davvero. La prova sta nell’aver anticipato decine di mensilità, nonostante il cronico ritardo con cui ci vengono pagate le fatture, pur di non interrompere lezioni ed esami, e solo dopo anni di disagi e difficoltà economiche, abbiamo scioperato accusandoci di danneggiare l’immagine dell’università nuorese». I dipendenti e i soci della cooperativa, del resto, lo dicono che sì, capiscono perfettamente che una riduzione delle spese, anche nei servizi, fosse necessaria, ma ricordano anche che dal canto loro, sin da tempi non sospetti, avevano suggerito all’università come e dove era possibile risparmiare, senza però intaccare la qualità o i diritti dei lavoratori.
«Ma siamo rimasti inascoltati – affermano con molto sconforto – hanno preferito andare a testa bassa, senza badare alla tutela dei lavoratori. Non ha alcuna giustificazione, infatti, non aver inserito, negli atti di gara, la cosiddetta “clausola di salvaguardia sociale” prevista dall’articolo 69 del decreto legislativo 163 del 2006, che prevede che le stazioni appaltanti possano prevedere il riassorbimento del personale già in servizio, purché funzionali all’organizzazione dell’azienda subentrante». «Non ci può essere alcuni dignità – aggiungono in conclusione – nell’ottenere o mantenere un lavoro accettando condizioni inique: quello che oggi viene chiamato nuovo schiavismo, e che al lavoratore, senza garanzie e sottopagato, viene presentata come una opportunità per la quale, oltretutto, bisogna essere grati a chi la propone. Abbiamo rinunciato a partecipare alla gara perché riteniamo sia più dignitoso perdere il lavoro che rinunciare alla propria dignità morale o alla sicurezza sul posto di lavoro».
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