La Nuova Sardegna

Nuoro

IL PROCESSO

Truffa Filmar, il pm chiede condanne per 10 anni

Valeria Gianoglio
La Filmar di Siniscola
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La Filmar di Siniscola

La pubblica accusa: "Vicenda esemplare: ecco perché il nostro Stato ha le casse vuote"

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NUORO. Nove anni e sei mesi di richiesta di condanna per uno, Silvano Cappelli, un anno per l’altro, Maurizio Cappelli, e trenta di capi di imputazione su 32 in totale, prescritti. Decimati dai tempi biblici della giustizia, dai cambi di collegio giudicante, da continui rinvii.

E così, dopo tanti anni nelle aule dei tribunali, il processo per la truffa milionaria legata alla Filmar di Siniscola con 17 imputati, arriva alla requisitoria Le sue richieste finali, si capisce, il pm le avrebbe volute formulare ben più pesanti. Perché, dice ieri il pubblico ministero Andrea Schirra, «questa della Filmar di Siniscola è una vicenda esemplare, che spiega perché il nostro Stato si trova con le casse vuote. Perché è anche colpa dei vari imprenditori che in questi anni, come sciami di locuste, si sono avventati sui finanziamenti statali e comunitari, li hanno presi promettendo posti di lavoro e capannoni, e poi non hanno dato niente».

Gli attuali imputati sono 16, perché il diciassettesimo è morto nel frattempo. Sono i vertici della Filmar, Maurizio Cappelli, i due figli Silvano e Leonardo, la moglie del primo Rossana Zampini, e diversi loro fornitori nella realizzazione del capannone nella zona industriale di Siniscola. «Si tratta del fascicolo che ha avuto vita più travagliata qui in tribunale – spiega, nella sua requisitoria il pm – questo collegio lo ha tirato fuori dalle sabbie mobili nelle quali si era arenato. Si contesta una truffa milionaria per finanziamenti sovrastimati per un immobile che esiste, ma che non vale certo quella cifra. Alla fine della fiera, la Filmar ha dato pochi posti di lavoro e invece ha sperperato tanti milioni di euro.

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