La fuliggine ricoprì un’area di circa cinquecento ettari
OTTANA. La notte tra il 14 e il 15 aprile del 2013 sarà ricordata negli annali della storia della Sardegna centrale come “la notte delle pecore nere”. Sì perché, quando, all’alba del 15, alcuni allevatori giunsero nelle loro aziende tra i territori di Ottana e Noragugume trovarono un’insolita sorpresa: il vello delle pecore ancora intonse, che la sera prima era bianco, era diventato improvvisamente nero. Un nero appiccicaticcio e oleoso che sporcava le mani. Non solo. Anche la campagna, l’erba e gli alberi erano ricoperti da una strana fuliggine nera. Un fenomeno mai visto prima che insospettì gli allevatori che avvisarono gli agenti del Corpo forestale. Le cause del fenomeno, stando alle prime ipotesi, vennero scoperte qualche ora dopo. E tutte riconducevano alla centrale termoelettrica di Ottana Energia.
. La notte del 14 aprile, infatti, poco dopo le 23, gli abitanti di Ottana avvertirono una forte esplosione che sembrava provenire proprio dalla vicina zona industriale. Il collegamento tra il fragoroso boato e la sostanza oleosa depositata sugli animali e sulle campagne di Noragugume in un’area vasta circa 500 ettari, sembrava la cosa più logica. Un legame che, le successive analisi effettuate dai periti nominati dalla procura di Nuoro che avviarono le indagini per accertare le responsabilità del fenomeno, confermarono in pieno. Secondo le perizie svolte successivamente dalla procura barbaricina (periti Roberto Monguzzi, Mauro Sanna e Paolo Pirisi) alla base dell’incidente ci sarebbe stata la mancata manutenzione e il mancato controllo di una parte dei macchinari della centrale.
Secondo questa ipotesi, quei residui ritrovati all’indomani dell’esplosione altro non erano che residui di carbone liquido (Cwf) che, proprio quella notte, i tecnici stavano sperimentando nella caldaia della centrale. Un esperimento notturno in vista della possibile riconversione dell’impianto a carbone, un progetto, peraltro, accantonato sull’onda della protesta popolare. Nel corso delle prove tecniche, forse a causa del guasto di una valvola di sicurezza, da una ciminiera sarebbe fuoriuscito un getto di sostanza oleosa che si sparse nell’arco di un paio di chilometri annerendo il vello delle pecore al pascolo.
Da qui il fenomeno delle “pecore nere”. Un legame, quello della polvere nera con la centrale di Ottana, che il patron, Paolo Clivati, indagato dalla procura insieme al caporeparto di Ottana Energia, Mario Tatti, ha sempre respinto. «Se la caldaia fosse esplosa – scrisse in una nota – l’onda d’urto l’avrebbe mandata in blocco e fuori servizio, mentre, invece, l’impianto ha funzionato tutta la notte». Spetterà ora al giudice stabilire la verità sulla base delle perizie e delle analisi effettuate sui campioni prelevati dalle pecore e dalle campagne annerite.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
