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Chiusura giudice di pace, Zente nova all’attacco

di Sergio Secci
Chiusura giudice di pace, Zente nova all’attacco

SINISCOLA. C’è tempo sino a fine luglio per riportare a Siniscola la figura del giudice di pace. Il decreto Milleproroghe, ha infatti riaperto i termini per chiedere la riapertura dell’ufficio. La...

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SINISCOLA. C’è tempo sino a fine luglio per riportare a Siniscola la figura del giudice di pace. Il decreto Milleproroghe, ha infatti riaperto i termini per chiedere la riapertura dell’ufficio. La paura è però che neanche questa volta si riesca a conservare il presidio giudiziario che eviterebbe le trasferte a Nuoro. «Avevamo sollecitato il sindaco e la sua giunta, affinché questa opportunità non si sciogliesse come neve al sole – dice Antonio Satta di Zente Nova – Più precisamente, avevamo chiesto che fossero individuate subito le due figure professionali, già dipendenti di uno dei comuni del distretto, in grado di sopperire al vuoto di organico e l’importante presidio rimanesse nel territorio a favore dei cittadini di Siniscola, Posada, Torpè, Lodè, Budoni e San Teodoro. Allo stato dei fatti, però, niente di tutto questo è stato fatto da Siniscola comune capofila e direttamente investito del problema. I tempi sono talmente ristretti – prosegue Satta – che ormai anche questo treno parrebbe esser andato definitivamente perso. Eppure, si trattava di un investimento irrisorio per un servizio importante per i cittadini che, ad oggi, hanno perso praticamente ogni presidio locale di giustizia, costretti a spostarsi a Nuoro per ciascuna pratica». Il ripristino dei cancellieri, non doveva tradursi in nuove assunzioni, ma l’unione dei comuni, doveva individuare nei propri organici due dipendenti già in servizio da affidare al giudice di Pace. «Auspicavamo che la giunta si fosse attivata sin da subito, dopo essersi lasciata sfuggire per sua sola negligenza già un anno fa l’occasione di mantenere nel territorio il presidio – prosegue Satta – Ma, ancora una volta, i governanti locali dimostrano di agire in spregio al proprio ruolo, nel lassismo più totale, con il sospetto che dietro la chiusura dell’ufficio, ci sia una precisa volontà e scelta politica».

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