Tentato delitto Bandinu, in aula i testi
NUORO. «Non so spiegarmi il perché dell’attentato», ieri, in aula, davanti ai giudici che lo ascoltavano come testimone, lo ha ripetuto, Sandro Fanara, il carabiniere che nel marzo del 2009 era stato...
NUORO. «Non so spiegarmi il perché dell’attentato», ieri, in aula, davanti ai giudici che lo ascoltavano come testimone, lo ha ripetuto, Sandro Fanara, il carabiniere che nel marzo del 2009 era stato vittima di una pesante intimidazione. La sua auto, infatti, era stata distrutta da una bomba a Posada. Per questo episodio era stato rinviato a giudizio il siniscolese Giambattista Loi, mentre altri due amici di quest’ultimo, ovvero Pierluigi Cincotti e Francesco Pipere, di Orgosolo, erano finiti a processo con l’accusa di aver tentato di uccidere un allevatore, Ivano Bandinu. Per Loi, Cincotti e Pipere, si è tenuta una nuova udienza. Tutti e tre secondo la squadra mobile nuorese, facevano parte della cosiddetta banda di Gessy Chessa che per diverso tempo, sempre secondo l’accusa, aveva messo a segno diversi reati tra Nuorese e Baronia. E proprio grazie alle intercettazioni sarebbe stato scoperchiato un numero di reati molto più vasto. Come l’attentato al carabiniere Fanara e il tentato omicidio delll’allevatore Ivano Bandinu. Ieri mattina, dunque, al processo è stato sentito come teste lo stesso Fanara e un ispettore della squadra mobile. (v.g.)
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