Barbagia struzzi si difende «Non siamo stati chiusi»
La fattoria della zona di Su Tuvu racconta la sua odissea dopo un controllo «Le sole contestazioni sono l’assenza di una autorizzazione e alcune recinzioni»
NUORO. La scimmietta Boboreddu, nuorese come il nome che porta, così come la cangurina Fortunata e tutti gli altri animali della fattoria “Barbagia Struzzi”, a obiettivi e telecamere ci sono ormai abituati. Ma certo non si aspettavano di finire nel tritacarne mediatico per presunto “abusivismo”. Non edilizio, chiaramente, ma zoologico. È successo, infatti, che la “scappatella” di alcune ore del leopardo Kate da uno zoo privato di Guspini, nei giorni scorsi ha innescato una serie di controlli incrociati da parte del ministero che ha dato mandato alla Forestale.
E i controlli hanno finito per coinvolgere l'unica altra realtà simile presente nell'Isola: “Barbagia Struzzi”, appunto, che – per inciso – non ospita felini o altri animali considerati “pericolosi”. La miccia è ormai accesa, e non passano molte ore perché ne nasca un incendio mediatico di proporzioni esagerate: “Sigilli alla fattoria Barbagia Struzzi”, “La Forestale chiude zoo abusivo a Nuoro” e via elencando.
A Su Tuvu, nell'agro idilliaco di Nuoro, i cellulari dei titolari, Massimiliano Demontis e sua moglie, Maria Giovanna Zizzi, cominciano a trillare da presto: «Ma cos'è successo»? La pagina Facebook della fattoria è tempestata di messaggi di sgomento, ma anche tanta solidarietà.
Per Massimiliano e Maria Giovanna comincia una giornata che definire un calvario è un eufemismo.
Hai voglia tu di fare le cose in regola, per non parlare dei sacrifici e delle spese, affrontati sempre col sorriso, perché, davvero, qui il primo pensiero è sempre per loro: gli animali. Eppure basta poco, anche una sola voce incontrollata, per rischiare di mandare in cenere il lavoro di una vita. «Una cosa è certa _ ci tengono a precisare i titolari di “Barbagia Struzzi”, ancora amareggiati per l'accaduto _ la fattoria non è mai stata chiusa, e tanto meno è mai stata abusiva».
Ma allora cosa è successo? «L'unica contestazione che ci è stata mossa riguarda la presenza (detenzione è un termine che, per quanto giuridicamente corretto, qui non è proprio amato, ndc) di alcune specie (come il cebo cappuccino Boboreddu) per le quali siamo in attesa di autorizzazione e permesso Cites. Il sequestro, quindi, ha riguardato solo alcune recinzioni: peraltro gli animali sono stati comunque affidati a noi in custodia giudiziale».
La richiesta di permesso è stata inoltrata agli uffici preposti ormai da alcuni anni, ma si sa: la burocrazia non ha la velocità di uno scoop.
Presto, insomma, sarà chiarito tutto, e tutto si sgonfierà, dicono i Demontis, anche se lo strascico di questi giorni sarà difficile da ricucire. Eppure Massimiliano Demontis e Maria Giovanna Zizzi, anche in questi momenti, hanno un pensiero speciale per chi è stato loro vicino: «Vogliamo ringraziare quanti, con telefonate, messaggi e tramite Facebook, ci hanno manifestato soidarietà e affetto, perché ci sono stati di grande aiuto, e noi non lo dimenticheremo». Da una delle recinzioni la scimmietta Boboreddu osserva perplesso la baraonda di questi giorni: sgrana gli occhioni che hanno già conquistato e intenerito centinaia di visitatori, e sembra pensare: «Certo che questi umani sono proprio strani».
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