Slacci, una sentenza blocca Abbanoa
Una commerciante siniscolese vince davanti al giudice: l’ente obbligato a fermare tutto e a rifondere pure le spese
NUORO. «Signora, buongiorno, siamo venuti a staccare l’acqua». Attrezzi di vario genere stretti tra le mani, tuta da lavoro d’ordinanza, diversi fogli al seguito: era lo scorso mese di aprile quando alcuni operai di Abbanoa si presentano a casa di una commerciante di Siniscola e le dicono, senza troppi giri di parole, che non sono lì per una visita di cortesia ma per toglierle l’acqua dai rubinetti, visto che l’ente unico la considera morosa per la bellezza di circa 15mila euro.
E poco importa che la signora in questione avesse contestato in modo dettagliato quella cifra abnorme, poco importa che avesse ricordato ad Abbanoa che le aveva sostituito solo dopo due anni un contatore danneggiato, che l’ente non facesse le letture semestrali previste dal contratto, e che le stesse contestando persino alcuni crediti ampiamente prescritti. Poco importa, per l’appunto: gli operai avevano un preciso mandato ed erano lì per staccare l’acqua e basta.
La commerciante, tuttavia, non si perde d’animo e ancora una volta capisce che per spuntarla deve passare per le vie legali. Così si rivolge a un avvocato di fiducia, Claudio Conteddu, e mette tutto nelle sue mani. Il legale siniscolese non perde neppure un minuto. In prima battuta ricorda agli operai dell’ente che non possono slacciare proprio un bel nulla, in quel momento, visto che la nicchia e il contatore si trovano in un’area privata. In seconda battuta deposita un ricorso “ex articolo 700”, che tradotto in parole povere è un ricorso d’urgenza al tribunale civile di Nuoro che chiede al giudice di bloccare per sempre lo slaccio e condannare Abbanoa per una serie di inadempienze e irregolarità.
Passano tre mesi da quel momento, e si arriva a oggi: a un’ordinanza del giudice Paola Cappello che accoglie in pieno il ricorso presentato dall’avvocato Conteddu, gli dà ragione su tutta la linea, e ripaga anche la commerciante di Siniscola di tante preoccupazioni e battaglie a colpi di carte bollate.
Si tratta quantomeno di una delle prime sentenze del tribunale di Nuoro che bloccano Abbanoa quando è già in piena fase di slaccio.
Abbanoa, scrive il giudice nella sua ordinanza, nel caso specifico, ha avuto «un comportamento non conforme ai principi di correttezza nell’esecuzione del contratto» e per un motivo molto semplice: avrebbe dovuto leggere il contatore almeno una volta ogni sei mesi, e invece così non ha fatto.
«Abbanoa – scrive il giudice Paola Cappello – non soltanto è inadempiente nell’emissione della regolare fatturazione a saldo, ma è rimasta inerte di fronte alle ripetute richieste dell’utente di sostituzione del contatore danneggiato a causa di un incendio». La commerciante siniscolese, infatti, era da tempo che chiedeva all’ente unico di sostituirgli quel macchinario, e questa sua richiesta, anche per lo stesso giudice civile, «deve essere letta come un sollecito di verifica della reale entità dei consumi, per anni fatturati solo ad acconto».
Abbanoa, secondo la sentenza, sbaglia anche quando nega alla siniscolese la possibilità di fare una voltura del contratto. Ma in ogni caso, specifica il giudice civile, «in presenza di una contestazione dei consumi, la gestrice del servizio avrebbe dovuto disporre una immediata verifica, con conseguente emissione di una fattura a saldo». Sarebbe bastato un normale e banalissimo controllo del contatore, insomma, spiega il giudice, e tutto si sarebbe risolto, ma evidentemente così non è andata.
Per tutte queste ragioni, dunque, il giudice condanna Abbanoa su tutta la linea. Le ordina di sospendere lo slaccio, e la condanna anche pagare le spese processuali della commerciante che ha presentato il ricorso.
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