La Nuova Sardegna

Nuoro

Gli insegnanti in piazza: «No alla riforma Renzi»

di Sergio Secci
Gli insegnanti in piazza: «No alla riforma Renzi»

Docenti in arrivo da Posada, Siniscola, La Caletta, Budoni e San Teodoro «Il mondo dell’istruzione non è né una fabbrica né un supermercato»

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POSADA. No ai super poteri dei presidi che possono scegliersi i docenti che più gli aggradano, sì invece all’assunzione dei precari già abilitati e che da anni operano nel mondo della scuola. Affollato sit-in di protesta lunedì pomeriggio a Posada dove la piazza Rockefeller si è riempita di insegnati provenienti dai vari centri della Baronia e di numerose famiglie che hanno voluto dare il sostegno alla lotta contro il decreto legge cosiddetto della “Buona scuola” varato dal governo di Matteo Renzi.

Ad organizzare la manifestazione, gli insegnanti, iscritti al sindacato di base Cobas della scuola primaria di Posada, con l’adesione di tanti altri docenti delle varie sigle di categoria. In piazza, oltre alle maestre di Posada, c’erano anche insegnanti provenienti da Siniscola, Budoni, San Teodoro e La Caletta, tutti uniti per spiegare il dissenso alla riforma e al fatto che le proposte governative sono contrarie a quelle necessarie a creare davvero una buona scuola.

«Non si deve paragonare il mondo della scuola ad una fabbrica o un negozio, la scuola, non è un supermercato dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera – spiegano le maestre – siamo un organo costituzionale che ha il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, crescendo e formando i futuri cittadini e valorizzando la loro persona nel rispetto delle competenze e dell’identità di ognuno. Ci hanno illuso – proseguono – che sarebbero stati assunti centomila insegnanti precari, quando poi è arrivato il momento di passare ai fatti, il governo si è tirato indietro e per farlo in misura inferiore, ha preteso in cambio una delega su alcuni aspetti fondamentali. Il personale di sostegno, sarà poi sempre meno e si verrà a creare la separazione tra gli alunni considerati normali e quelli con bisogni educativi speciali. È facile prevedere cosa accadrà».

Una stoccata anche per le scuole private: «Queste si moltiplicheranno per chi potrà permetterselo, ci saranno poi scuole pubbliche di lusso in quartieri bene e cresceranno quelle pubbliche senza risorse nelle periferie povere. Si arriverà a scuole di serie A e serie B – concludono infine le insegnanti in corteo– cresceranno disuguaglianza e in una realtà come quella nuorese, le scuole diventeranno schiave dei pochi finanziatori che decideranno sulle priorità di apprendimento degli studenti. Contro questo progetto, manifestiamo il nostro dissenso, i veri problemi scolastici, andrebbero affrontati seriamente con dialogo, rispetto e ascolto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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