La Nuova Sardegna

Nuoro

Nuova Jobia, vanno in scena i detenuti

di Luciano Piras
Nuova Jobia, vanno in scena i detenuti

Nella Casa circondariale barbaricina nasce la prima compagnia teatrale stabile nei penitenziari della Sardegna

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. In principio era la trilogia di Pinter, Harold Pinter, tanto complesso quanto tosto. Poi arrivò l’assurdo Ionesco, Eugène Ionesco. E poi ancora l’immenso William Shakespeare. Così è nata “Nuova Jobia”, la prima compagnia teatrale stabile di Badu ’e Carros. La prima nelle carceri della Sardegna riconosciuta dal ministero della Giustizia. Nata attorno a un laboratorio teatrale e a un educatore di prossimità (quello che una volta veniva chiamato educatore di strada). «Era il 2013» racconta Pietro Era, formato dal Gruppo Abele, ora a sua volta formatore, sempre al lavoro per conto dei Servizi sociali del Comune di Nuoro, ma anche regista, volontario, diventato direttore artistico di questa compagnia teatrale che mette insieme dieci detenuti e cinque «colleghe volontarie sempre con il sorriso nonostante i sacrifici enormi che fanno. Senza di loro non ce l’avrei fatta» sottolinea Era.

Prestato dal Comune al penitenziario nuorese due volte la settimana, il lunedì e il giovedì, più una da volontario, il sabato. «Avevamo cominciato nel gennaio 2013, a giugno è arrivata la firma del protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale e l’amministrazione penitenziaria». Giugno. Il mese del teatro: «Si lavora tutto l’anno, poi si va in scena a giugno, nel cortile esterno di Badu ’e Carros» va avanti l’educatore-regista nuorese che se necessario indossa anche i panni dell’attore. «Loro sì, i ragazzi, sono grandi attori» dice senza mai usare il termine detenuti. E quelli che per lui sono ragazzi, in realtà sono suoi coetanei, 56 anni, o trentenni o quarantenni. «Hanno dimostrato di essere grandi attori tanto che non hanno niente da invidiare agli attori professionisti. Hanno sviluppato una sensibilità che va ben oltre il professionismo». È risaputo, del resto, che i detenuti crescono di pari passo con la capacità comunicativa, necessaria. «Ora facciamo anche molta tecnica» spiega Pietro Era. «Con il teatro non puoi barare, ma ci si diverte molto». Proprio come è il significato del verbo inglese to play, ossia: recitare, suonare, giocare. I testi, le piéce, i personaggi sono sempre rielaborati, adattati, riletti, innestati con brani originali scritti e riscritti dagli attori della compagnia Nuova Jobia. Jobini, così si chiamano fra di loro. «Senza pensare troppo alla dizione, anzi! Mi piacciono le contaminazioni dialettali, il napoletano strettissimo, una bellezza estetica... ».

«Mi piace operare in maniera orizzontale» sottolinea Era, lui che nei primi anni del Duemila fece esperienza teatrale con il gruppo Jobia. «Un nome che è piaciuto ai ragazzi di Badu ’e Carros, e visto che avevamo iniziato di giovedì allora hanno deciso di chiamarsi Nuova Jobia» racconta il direttore artistico, protagonista con il resto della compagnia di quest’isola felice, nonostante i numerosi conflitti interni, «anello di congiunzione tra la società libera e quella chiusa». «È da ipocriti far finta che Badu ’e Carros non esista» chiude. Per questo non si stanca mai di ringraziare il Comune di Nuoro e le volontarie che lo seguono nella sfida, oltre che i detenuti, la direttrice Carla Ciavarella e l’amministrazione tutta.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative