Distretto culturale alle prove generali
Alla Camera di commercio presentazione con vari testimonial del progetto Atene della Sardegna. Interessa 12 Comuni
NUORO. L’obiettivo è dichiarato apertamente: produrre economia con la cultura. Parole di Agostino Cicalò, presidente della Camera di commercio, che ha chiamato a raccolta protagonisti della cultura, e soggetti istituzionali che con questa si confrontano a vario titolo, per presentare il Distretto culturale Nuorese - Atene della Sardegna. Un organismo – per il momento ancora un’associazione culturale presieduta proprio da Cicalò – che agisca da collante fra le diverse realtà del territorio, ne favorisca la collaborazione e soprattutto attiri finanziamenti. Dove? Non solo a Nuoro, ma in un’area non limitata geograficamente, dice Cicalò, cioè suscettibile di ampliamento, che al momento oltre al capoluogo include undici comuni (Bitti, Dorgali, Mamoiada, Oliena, Oniferi, Orani, Orgosolo, Orotelli, Orune, Osidda e Sarule).
Chi si attendeva la presentazione di uno studio di fattibilità per un progetto di cui si parla ormai da tre anni (l’associazione nasce nel 2012) probabilmente è rimasto deluso, anche se Antonello Menne, docente all’Università cattolica sacro cuore di Piacenza e presidente del comitato tecnico del distretto, lo dà in dirittura d’arrivo. Il modello, dice Menne, sarà quello dei distretti culturali di interesse europeo, e punterà allo sviluppo dell’industria culturale e creativa in un territorio che ha già una forte vocazione in questo senso. Da qui il riferimento all’Atene sarda, e al premio nobel Grazia Deledda, che nei suoi scritti fece eco al campanilismo dei protagonisti della straordinaria stagione culturale che Nuoro visse tra l’800 e il ’900 (Sebastiano Satta, Antonio Ballero, Francesco Ciusa). Una stagione, spiega Francesco Timpano, che affianca Menne, docente nella stessa università, nello studio di fattibilità, che è proseguita con scrittori come Salvatore Satta e Salvatore Cambosu sino ad arrivare ai giorni nostri. Con quali protagonisti? Per illustrarlo la Camera di commercio ha chiesto ad alcuni “testimonial” di raccontare la propria esperienza culturale o imprenditoriale, o entrambe in qualche caso.
Come il regista Salvatore Mereu, che dal 2006 è anche produttore di se stesso, ma non solo, con la società fondata assieme alla moglie Elisabetta Soddu, e ambienta i suoi film in Sardegna sin dal cortometraggio che realizzò come tesi di laurea al Centro sperimentale di cinematografia. Lorenzo Giusti, direttore del Man, si dice a favore di un distretto culturale, che vede come una piattaforma sulla quale costruire i nodi di una rete culturale, mentre Stefania Piras, sindaco di Oniferi, parla della necessità di fare squadra verso un obiettivo comune. Il concetto di rete torna nelle parole di Roberto Bornioli, presidente della Confindustria nuorese e vice di Cicalò nell’associazione del distretto, in cui vede un’occasione di crescita occupazionale. Vanna Fois racconta l’esperienza della casa editrice Ilisso, cominciata con la prima pubblicazione nel 2006, e auspica la riapertura del museo Tribù, gestito dalla stessa casa editrice. Propone la creazione di un lab-art dedicato a fotografia e design nei propri spazi di casa Papandrea e la creazione di un centro studi dedicato al linguista tedesco Max Leopold Wagner. Fuori dal coro, fra i vari interventi, Vincenzo Grosso, uno degli artisti più interessanti sulla scena regionale e non solo, presente a nome dell’associazione Seunalab: «Siamo sei artisti, ci autofinanziamo, facciamo cultura con 45 euro al mese a testa». Come a dire, la cultura non è un bene di consumo qualsiasi, chi guida il distretto non dovrebbe dimenticarlo. Un segnale di diffidenza (il flop del parco letterario Grazia Deledda è nella memoria di molti tra i presenti) che velatamente traspare anche nelle parole dell’assessore alla Cultura Sebastian Cocco, alla sua prima uscita pubblica. «Va chiarito il ruolo dei comuni nel distretto – dice – che non deve essere marginale come avvenuto sin qua, e devono essere coinvolte le scuole».
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