«No alla caccia grossa infrasettimanale»
I cacciatori barbaricini contro l’apertura anche di giovedì: «Sarà un danno per il territorio, i cinghiali si estingueranno»
NUORO. Cacciatori contro la caccia infrasettimanale al cinghiale. Doppiette in rivolta contro la bozza del nuovo calendario venatorio regionale. Ad alzare la voce per difendere i cinghiali e il territorio tutto delle Barbagie e dintorni, stavolta sono i capocaccia di Nuoro. In coro:Giuseppe Malandrino, Pasquale Canu, Gigi Gazzaniga, Jacheddu Piga, Ignazio Sias, Graziano Gusai, Pasquale Puggioni, Pasquale Corrias, Luciano Latte e Narciso Massidda. Uniti e decisi per rispedire al mittente «l’ennesima decisione “calata” dall’alto».
Punto primo: «Fondamentalmente non esiste affatto nel territorio del capoluogo nuorese una così massiccia presenza di cinghiali da portare ad ampliare la caccia a tale specie anche al giovedì».
Punto secondo: «Le compagnie di caccia grossa, formate mediamente da un numero variabile tra 20 e 30 componenti che operano la domenica, si riverserebbero sul territorio anche il giovedì (ove invece agisce in caccia minuta una sparuta rappresentanza in piccoli gruppi di tre, quattro persone) ingenerando una eccessiva pressione sugli ungulati, tanto da paventarsi, nel giro di appena qualche anno, il rischio di un irreversibile depauperamento della specie».
Da non sottovalutare, inoltre, il rischio che corre l’equilibrio raggiunto (dopo anni e anni difficili) tra cacciatori e agricoltori e pastori, «laddove questi ultimi esprimono disappunto e insofferenza nel momento in cui soffrono di una eccessiva presenza di soggetti estranei sui propri terreni, in periodi in cui operano con maggiore intensità nella raccolta olearia ovvero nell’allevamento ovino» sottolineano i dieci capocaccia nuoresi.
La missiva inviata all’indirizzo del Comitato regionale faunistico è alquanto circostanziata nell’elencare tutte le ragioni (compresa quella igienico-sanitario, dovuta allo smaltimento doppio di carcasse e ventrami) per dire no alla caccia grossa infrasettimanale. «Sia ben chiaro che i cacciatori nuoresi – precisano gli stessi – sono solidali con quelle realtà in cui si stanno manifestando degli spropositati aumenti della specie, e non hanno alcunché da dire se in quei siti (Anglona, Gallura, Basso Campidano), verrà disposto un prelievo più intensivo, vuoi autorizzando la caccia in deroga di giovedì alle compagnie locali, controllate da pattuglie del Corpo forestale, vuoi con abbattimenti mirati, vuoi eventualmente con una proroga della stagione di caccia al mese di febbraio».
Le doppiette barbaricine, insomma, puntano alla promulgazione dei calendari venatori provinciali autonomi, se non fosse che la Regione sia in ritardo con il dettato legislativo della legge 23 del 1998. Diciassette anni di «sistematica e reiterata condotta omissiva», dei governi di destra come pure di sinistra, o viceversa, ricordano Malandrino, Canu, Gazzaniga, Piga, Sias, Gusai, Puggioni, Corrias, Latte e Massidda. Portavoci dell’intero mondo venatorio nuorese, pronto a scendere in piazza se il Comitato faunistico regionale non provvede «a una saggia inversione di rotta, tale da riportare il periodo di caccia al cinghiale solo nei consueti giorni di domenica e di festivi infrasettimanali». «Ma è mai possibile che la nostra regione – provocano i dieci capocaccia di Nuoro – si diversifichi da tutte (tutte, ivi compresa la Sicilia) le restanti regioni d’Italia che compiutamente hanno recepito ed attuato i principi, per intero, dettati dalla legge 157 del 1992? È mai possibile che in Sardegna (e solo in Sardegna) le associazioni ambientaliste e quelle degli animalisti, l’Ispra nonché i rappresentanti dell’Ente foreste e del Corpo forestale, assessorato all’Ambiente, possano aver votato, nell’ultima riunione del Comitato regionale faunistico, per la duplicazione degli abbattimenti della specie ungulati? Quale celati fini si nascondono dietro tale incomprensibile condotta?».
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