Nuoro, l'assurdo piano di fuga del detenuto di Orgosolo
Antonio Devaddis, in cella per omicidio da quattro mesi, ha simulato un malore per essere trasportato in ospedale. Qui ha tentato di disarmare un agente che lo accompagnava, ma è stato bloccato
NUORO. Un detenuto del carcere di Badu ’e carros è stato protagonista di un rocambolesco quanto inutile tentativo di evasione all’ospedale San Francesco, dove era stato condotto per accertamenti clinici in seguito a un malore che aveva accusato sin dalle prime ore della giornata. Si tratta di Antonio Devaddis, è di Orgosolo e ha 51 anni: dal marzo scorso è rinchiuso in carcere con l’accusa di aver ucciso a coltellate il cugino Angelo Filindeu durante una cena tra amici ad alto tasso alcolico. Una volta in ospedale, Devaddis ha cercato di sfilare la pistola dalla fondina di uno degli agenti che lo accompagnava.
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Un tentativo neutralizzato dalla polizia penitenziaria, anche se è seguita una breve collutazione durante la quale un agente è stato colpito al volto da Devaddis. Nulla di grave per l’agente, se non contusioni che i medici del San Francesco hanno giudicato guaribili in cinque giorni. Non appena la situazione è tornata alla normalità il detenuto di Orgosolo è stato riportato in carcere. Ora, oltre che dell’omicidio di Filindeu (è in attesa di giudizio), dovrà rispondere probabilmente di tentata evasione, aggressione e lesioni a pubblico ufficiale.
In attesa di conoscere i motivi che hanno portato l’uomo di Orgosolo a mettere in atto il folle tentativo di evasione, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi se fosse riuscito ad appropriarsi della pistola dell’agente, non resta che ripercorrere i momenti precedenti all’episodio. In mattinata Devaddis ha accusato un malore, probabilmente legato a un problema cardiaco, del tutto giustificabile vista l’età e il gran caldo di questi giorni. È stato dunque condotto nel reparto di infermeria del carcere dove il medico di turno ha disposto il trasferimento all’ospedale San Francesco per ulteriori accertamenti.
Non è chiaro se Devaddis abbia simulato o meno il malore, o se abbia assunto particolari sostanze per provocare un quadro sintomatico tale da trarre in inganno il medico, che ha richiesto ulteriori e più approfonditi accertamenti. Il detenuto è stato così affidato agli agenti del Nucleo traduzioni penitenziarie dello stesso carcere. Trattandosi di un recluso della sezione di media sicurezza, è stato condotto in ospedale con un furgone sotto la sorveglianza di tre agenti. Verso le 12 di lunedì 20, poco dopo l’arrivo al pronto soccorso, c’è stato il suo folle tentativo di evasione, e il parapiglia che ne è seguito per alcuni istanti mentre il reparto dell’ospedale era affollato di pazienti e sanitari. Anche una guardia giurata del San Francesco è intervenuta per dare manforte agli agenti, che comunque avevano riportato tutto alla normalità con freddezza e professionalità.
Nonostante la felice soluzione dell’episodio, a stretto giro di posta sono arrivate le reazioni dei sindacati degli agenti di polizia penitenziaria, che lamentano la grave carenza di organici in cui il personale del carcere nuorese è costretto a operare. Primo fra tutti la Uil Penitenziari, attraverso il coordinatore regionale Michele Cireddu. «È la seconda aggressione avvenuta a distanza di pochi giorni nell'istituto nuorese, il personale impiegato nel servizio di traduzione ha dimostrato un’eccezionale capacità operativa, è riuscito a gestire una situazione estremamente critica in maniera impeccabile, nonostante la grossa mole e la forza fisica del detenuto abbia creato difficoltà estreme nel contenerlo e abbia costretto un agente a ricorrere alle cure mediche. La Uil – prosegue Cireddu – da diverso tempo ha chiesto alla direzione di aumentare l'organico del nucleo traduzioni, è impensabile dover continuare in una situazione di carenza organica; stiamo parlando di detenuti con un certo spessore criminale, il personale ha il diritto di svolgere servizio in assoluta sicurezza».
Anche Libero Russo del sindacato Ugl solleva il problema degli organici e così Giovanni Villa della Cisl Polizia Penitenziaria, anche se quest’ultimo ritiene che siano da evitare allarmismi sulla situazione del carcere nuorese.
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