Fucilata alla casa del sindaco, elettricista rinviato a giudizio
NUORO. Era stato un autunno piuttosto caldo, e segnato da due attentati nell’arco di poche settimane, quello del 2012, per l’allora sindaco di Mamoiada, Graziano Deiana. Un autunno cominciato, a...
NUORO. Era stato un autunno piuttosto caldo, e segnato da due attentati nell’arco di poche settimane, quello del 2012, per l’allora sindaco di Mamoiada, Graziano Deiana. Un autunno cominciato, a inizio novembre, con una molotov lanciata nel cortile della sua casa, proseguito con una fucilata esplosa verso le sue finestre, e terminato con le sue dimissioni e con il suo paese sceso in piazza per manifestargli solidarietà e pieno sostegno. Era stato un autunno caldo, ma per entrambi quegli attentati, la giustizia, evidentemente, ha fatto il suo corso: sia per l’episodio della molotov, sia per quello della fucilata esplosa verso la persiana, infatti, ci sono due nomi iscritti nel registro degli indagati.
Ma mentre nel caso dell’attentato attraverso il lancio della molotov avvenuto alla fine di novembre 2012, il nome dell’indagato era già emerso, finora, quello del presunto responsabile della fucilata a casa di Deiana, avvenuto a inizio novembre dello stesso anno, era rimasto avvolto nell’ombra. Anzi, sembrava che le indagini fossero arrivate a un punto morto. Fino a ieri mattina. Quando nell’aula gup del tribunale, davanti al giudice Claudio Cozzella, si celebra una udienza che termina con il rinvio a giudizio di Stefano Manconi, un elettricista di Mamoiada proprio per la vicenda della fucilata a casa del sindaco Deiana. A Manconi, difeso dall’avvocato Giuseppe Sanna, viene contestato il reato di tentato omicidio. Per la Procura, rappresentata ieri in aula dal pm Andrea Schirra, e per i carabinieri che hanno seguito le indagini, quella fucilata esplosa verso la persiana di casa Deiana, aveva dunque tutta l’intenzione di nuocere. E di nuocere anche parecchio, non semplicemente di intimidire.
Di tutt’altro avviso, la difesa, per la quale, in prima battuta, non esiste alcuna prova che lega Manconi alla fucilata esplosa verso casa Deiana. E in ogni caso, a parere della difesa, quell’attentato non si dovrebbe comunque qualificare come “tentato omicidio”, ma come una intimidazione che non aveva lo scopo di uccidere. Sarà il processo, che comincia alla fine di settembre, a stabilire chi ha ragione. (v.g.)
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