La Nuova Sardegna

Nuoro

Il sindaco Soddu: «La Fondazione? Un ente senza poteri»

Il sindaco Soddu: «La Fondazione? Un ente senza poteri»

La giunta chiede alla Regione di bloccarne il riconoscimento «La competenza sui servizi dell’ateneo resta al Consorzio»

4 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Una sola università e due enti per guidarla. È la classica poltrona per due quella che si sta prospettando per il futuro dell’ateneo nuorese: da una parte il commissario del consorzio universitario appena nominato dalla giunta Soddu e dal commissario della Provincia Sabina Bullitta, il ricercatore universitario Fabrizio Mureddu; dall’altra l’ex sindaco Mario Zidda, presidente della fondazione per gli studi universitari designato dalle precedenti amministrazioni guidate dall’ex sindaco Sandro Bianchi e dall’ex presidente della Provincia Costantino Tidu . È il primo atto della rivoluzione annunciata in campagna elettorale da Andrea Soddu, in carica da poco più di un mese.

Due enti per una sola università. Quale dei due è quello buono, sindaco?

«Non abbiamo due enti, ma un ente che si chiama Consorzio per la promozione degli studi universitari nella Sardegna centrale, formato da Comune e Provincia, che sostanzialmente si cura di erogare i servizi a supporto dell’offerta universitaria in città. Le precedenti amministrazioni hanno disegnato un’altra forma di governance che si chiama Fondazione per la promozione degli studi universitari e della ricerca scientifica nella Sardegna centrale, con soci fondatori il Comune e la Provincia, e per fare questo naturalmente sono andati da un notaio, previa deliberazione dei rispettivi consigli. Il notaio ha redatto un atto che di per se stesso non fornisce alla fondazione personalità giuridica, che viene riconosciuta dalla Regione che qui agisce su delega dalla Prefettura».

Regione che è anche il maggior finanziatore dell’università nuorese, con circa due milioni l’anno.

«Sì, ma a prescindere da questo la fondazione non esiste ancora come soggetto pubblico in grado di svolgere alcuna funzione. Per cui in questo momento c’è solo il consorzio, la fondazione potrebbe aver ragion d’essere qualora la Regione, con un procedimento amministrativo vincolato a determinati presupposti, la riconoscesse. Sino a oggi questo non è accaduto».

Uno dei primi atti della sua giunta è stato chiedere che la fondazione venisse azzerata. Con quale motivazione?

«Appena mi sono insediato ho disposto una ricognizione degli enti partecipati dal Comune per sapere se debbano ancora sussistere in base all’ultima legge finanziaria nazionale che impone ai comuni di eliminare gli enti che hanno più consiglieri che dipendenti. Gli uffici competenti mi segnalano che uno di questi enti è la fondazione, che ha 11 membri (un comitato d’indirizzo composto da 8 consiglieri già nominati e un cda con un presidente e altri due membri ancora da indicare, ndr) e neppure un dipendente. Lo stesso consorzio universitario del resto ha un solo dipendente. Perciò ho inviato una comunicazione all’ufficio regionale che si occupa del riconoscimento con cui ho chiesto di sospendere il provvedimento perché dobbiamo accertare se dal punto di vista giuridico questo ente ha ragione d’essere».

Allora la regola del rapporto tra consiglieri e dipendenti vale anche per il consorzio.

«Che infatti è commissariato. Ma al di là di questi aspetti tecnico-giuridici c’è un discorso più ampio di natura politica. Per Nuoro l’università è un discorso strategico, lo ritengo al punto che ho tenuto per me la delega a questo settore. Per quanto mi riguarda ritengo che un consorzio sia la forma di governance più adatta e trasparente, non credo che una fondazione assicuri lo stesso risultato».

Vuol dire che è stato creato un cosiddetto postificio?

«Potrebbe diventarlo. Anche perché potrebbe bastare un assessorato all’università per gestire tutto e non un ente con un numero sterminato di seggiole e poltrone. Io comunque sono per un consorzio tra enti locali, aperto ad altri comuni del territorio. Nello statuto della fondazione i soci fondatori la fanno da padrone. I comuni del territorio o altri enti non vorranno mai entrare a farne parte sinché non avranno pari dignità».

È evidente che contestate anche il fatto che le nomine siano state uno degli ultimi atti varati in tutta fretta dalla maggioranza Bianchi.

«È stato come minimo un atto scorretto, ricordo che le critiche più dure sono arrivate dalla stessa parte politica dell’ex sindaco, il Pd. Ma il problema non è questo. Noi ci siamo candidati con un programma nel quale l’università a Nuoro è un settore strategico che dobbiamo alimentare per cercare di risalire la china. È quello che abbiamo detto al presidente della Regione Pigliaru in un incontro».

E lui?

«Pigliaru ha capito che qui c’è un’amministrazione comunale eletta con il 70 per cento dei voti che ha fatto dell’università il cavallo di battaglia della campagna elettorale. Nuoro ha fortissimo abbandono scolastico e una percentuale di laureati fra le più basse in Europa. Al presidente abbiamo presentato un progetto che prevede anche determinate scelte di tipo urbanistico».

Per esempio?

«Abbandonare definitivamente l’idea di trasformare l’ex Artiglieria in un campus universitario, ma farne un parco aperto alla città con impianti sportivi leggeri e spazi da dedicare alle arti. Non serve un grande investimento, è già pronto. E spostare l’università nel centro storico, all’ex Mulino Gallisay».

Ma l’ex mulino Gallisay è destinato a diventare il Museo delle Identità e gode di fondi europei vincolati. Pigliaru cosa vi ha risposto?

«Da docente universitario di grande esperienza qual è ha condiviso il nostro ragionamento, e cioè che la risorsa è costruire una comunità di studenti che, come accade nelle piccole città universitarie, vivono e studiano nel centro storico».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative