La Nuova Sardegna

Nuoro

«La nomina di Mureddu? Prerogativa del sindaco»

Sul Consorzio, il segretario del Pd, Arghittu, voce fuori dal coro nel centrosinistra All’atto della scelta di Mario Zidda aveva chiesto l’azzeramento della Fondazione

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NUORO. «Non entro nel merito della scelta delle persone, non mi interessa farlo. Ma ritengo che il sindaco abbia esercitato una propria prerogativa nominando un commissario di sua fiducia». C’è una voce fuori dal coro nella polemica sollevata dal centrosinistra dopo che la giunta guidata da Andrea Soddu ha indicato il ricercatore universitario Fabrizio Mureddu quale commissario del Consorzio per la promozione degli studi universitari. Una voce che arriva dal partito con più peso nel centrosinistra, il Pd, e da un esponente la cui vicenda è emblematica della divisione all’interno del partito di Renzi. A parlare infatti è Antonio Arghittu, segretario provinciale dimissionario, ma formalmente ancora in carica sino a quando l’assemblea del Pd non eleggerà il suo successore: assemblea convocata prima per il 20 luglio scorso, poi slittata al 3 agosto e ora rinviata al 7 settembre, ma non è detta l’ultima parola. Interpellato dalla Nuova, Arghittu torna su un argomento sul quale era stato molto critico nell’aprile scorso, all’indomani della nomina di Zidda alla guida della fondazione per gli studi universitari (l’ente, che avrebbe dovuto sostituire il consorzio, del quale il sindaco Soddu chiede l’azzeramento): «Rimane imprescindibile che il sindaco, il consiglio comunale e la Provincia lavorino affinché prosegua il processo di radicamento e di espansione dell'università nella Sardegna centrale iniziato con le amministrazioni precedenti. Ma la scelta del commissario è legittima».

Facciamo un passo indietro. Il 21 marzo scorso Antonio Arghittu, trentacinque anni, viene eletto segretario provinciale del Pd al termine di una lunga gestazione. Deve rappresentare il rinnovamento e l’unità di un partito animato da forti contrasti. Così l’allora sindaco Sandro Bianchi: «Il partito viene da anni di comunicazioni interrotte e divisioni di ogni genere che però oggi si devono ricomporre. Serve chiarezza». Lo sforzo per ripristinare le comunicazioni è tale che, appena una settimana dopo, il neo segretario apprende casualmente da un post su Facebook che lo stesso Bianchi e l’allora presidente della Provincia Costantino Tidu (Pd anche lui) hanno firmato davanti a un notaio l’atto costitutivo della fondazione per l’università, indicando contestualmente in Mario Zidda (Pd) la figura del presidente e nominando gli otto componenti del consiglio d’indirizzo.

Arghittu lo prende per quello che è, un atto di prevaricazione in barba ai propositi di democrazia nel partito enunciati solo pochi giorni prima. Infuriato, scrive a Bianchi e Tidu chiedendo loro di annullare l’atto costitutivo della fondazione e revocare le nomine. Il motivo? Il partito di maggioranza del centrosinistra non è stato consultato. E ancora: «Considerata la contingenza politica e la delicatezza dei prossimi appuntamenti elettorali (le amministrative del 31 maggio, ndr) di cui occorrerebbe avere maggiore consapevolezza, si chiede un intervento immediato e risolutivo». Nella lettera il segretario fissa anche un ultimatum per la revoca degli atti: le 19 dello stesso giorno, il primo aprile. E per un pesce d’aprile devono averlo preso Bianchi e Tidu, visto che qualche giorno dopo diramano una nota congiunta in cui, al termine di una riunione con «il presidente della Fondazione Mario Zidda», esprimono «la volontà di ampliare le adesioni alla stessa Fondazione alle diverse istanze territoriali ed in particolare agli studenti». Un contentino per un argomento che sta a cuore ad Arghittu, che in passato è stato presidente della consulta degli universitari nuoresi, il quale però sceglie di stemperare la polemica per l’approssimarsi delle elezioni. Il resto è storia recente: il centro sinistra perde la guida di Nuoro dopo un tempo immemorabile, il 7 luglio scorso Antonio Arghittu annuncia le sue dimissioni irrevocabili da segretario. Ne scrive le ragioni in una lettera ai vertici del partito: troppe lotte interne, dice, non c’è più democrazia. Non gli hanno neppure risposto, almeno pubblicamente.

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