La Nuova Sardegna

Nuoro

Pastori mobilitati, gara di solidarietà dopo il furto di pecore

di Paquito Farina

Bitti, “Sa paradura” per aiutare un allevatore di Simaxis Bestiame da tutta l’isola per ricostituire il gregge rubato

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BITTI. Ercole Fadda, un allevatore di Simaxis, nella notte tra il 5 e il 6 luglio ha subìto il furto di circa settanta pecore, che erano l’unica fonte di sostentamento della sua famiglia. Un danno gravissimo che l’aveva portato sull’orlo della disperazione. Una storia triste, di povertà e grande dignità, che è stata raccontata in tutta la sua gravità dalla moglie del pastore, Elisabetta Bernardini. Aggravata anche dal fatto che la figlia del pastore, Mary, è affetta da una malattia rara che necessita di costanti cure a base di medicinali e integratori, quasi tutti a pagamento e molto costosi.

Una famiglia unita, onesta, che per vivere si è sempre accontentata di quel poco che arrivava dal gregge. E così la storia del furto e della malattia di Mary ha fatto il giro dei social network e colpito al cuore tutti, soprattutto i pastori come Ercole Fadda. Così è partita una straordinaria gara di solidarietà, che ha attraversato l'isola da un capo all'altro, affondando le radici nell'antico codice dei pastori con “sa paradura”, il regalo di uno o più capi di bestiame per aiutare chi è stato vittima degli abigeatari. La loro generosità sta crescendo di ora in ora. Anche se per motivi logistici e burocratici a Simaxis non è giunta ancora neppure una pecora.

Solo una trentina delle pecore rubate a Fadda sono state recuperate vive pochi giorni dopo, malgrado fossero le più vecchie del gregge e alcune avevano evidenti segni di maltrattamenti. «Abbiamo raggiunto l'accordo con i trasportatori di bestiame proprio in queste ore – ha raccontato uno dei protagonisti di “Sa paradura” – e nei prossimi giorni faremo il giro in tutti i paesi della Sardegna dai quali abbiamo ricevuto in regalo i capi per ricostituire il gregge. E bisogna dire che sono davvero tanti, la risposta entusiasta è arrivata da quasi tutti i centri dell'isola».

In Sardegna l’abigeato è duro a morire e, anzi, alcuni segnali danno il reato in preoccupante ripresa, ma sopravvivono anche antichi e nobili istituti come “Sa paradura”, un rito che si perde nella notte dei tempi e probabilmente è antica quanto la pastorizia. Per il linguista tedesco Max Leopold Wagner il termine deriva dal logudorese antico e assume anche nel Nuorese il significato di “porgere, offrire”. In Campidano è più usato nella forma “ponidura”, mettere a disposizione.

«Antonio Pigliaru spiega che paradura, nel Codice barbaricino, è un vero e proprio istituto giuridico del mondo del “Noi pastori” – dice il giurista Giuseppe Bandinu di Bitti, esperto e studioso delle problematiche del mondo pastorale –. Era sentito, e lo è ancora oggi, come un obbligo e/o dovere, e al danneggiato i pastori donano una o più pecore, in modo da dargli la possibilità di ricostituire il gregge. Il destinatario del dono non assume nessun obbligo – ha proseguito Bandinu –, salvo quello di donare a sua volta a chi subisce una medesima perdita.

Ancora più profonda l'interpretazione di “Sa paradura” sotto il profilo antropologico. «Per Michelangelo Pira viene messo in risalto il valore comunitario – ha aggiunto il magistrato di Bitti, designato dal ministero della Giustizia nella Commissione Europea per l’armonizzazione del diritto penitenziario nei paesi membri – cioè la necessità che una comunità chiusa si attrezzi affinchè un evento potenzialmente portatore di disturbo, possa essere riassorbito in fretta col minor danno possibile».

La generosità nei confronti della famiglia Fadda si sta manifestando comunque nelle più svariate forme e indistintamente da tutta la Sardegna. Principalmente sotto forma di donazioni di bestiame, ma anche foraggio, mangime, spontanei versamenti di denaro e oggetti di valore da vendere all’asta. Per garantire l'acquisto dei medicinali necessari per curare la malattia rara di Mary. Infatti il reddito proveniente dal piccolo gregge di pecore di Ercole Fadda, veniva assorbito quasi per intero dalle spese mediche per la terapia della ragazza, che non ha mai perso la gioia e il desiderio di andare avanti.

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