«Così si stravolgono le regole della caccia»
I cacciatori della Valle del Cedrino protestano contro il nuovo piano venatorio regionale
Anche i cacciatori della Baronia si uniscono al coro di protesta generale contro il calendario venatorio 2015/2016 proposto dalla Regione. Qualche giorno fa si sono incontrati i rappresentanti delle riserve autogestite dei comuni della Valle del Cedrino: Sandro Carrone, Renzo Dalu, Melchiorre Chessa, Salvatore Piras, Augusto Caseddu e Renzo Soro. «Ci facciamo portavoce del malcontento che sta maturando nell’ambito dei cacciatori locali a seguito del nuovo calendario venatorio – scrivono in un documento – In particolar modo vogliamo manifestare un profondo dissenso per quanto riguarda l’apertura infrasettimanale della caccia al cinghiale.In tal senso ci sembra opportuno muovere tale osservazione partendo da un attenta analisi socio-culturale inerente il nostro territorio dalla quale si evince che l’attività venatoria da noi svolta è una tradizione che viene tramandata da generazione in generazione». Secondo i firmatari del della nota stampa le regole della caccia, anch’esse tramandate, vanno ben oltre quelle scritte in un comune regolamento. L’attività venatoria deve essere esercitata venatorio in modo sostenibile. In tal senso – continua il documento – vogliamo sottolineare che noi cacciatori siamo sempre andati ben oltre il divieto di caccia all’interno di un definito “fondo chiuso” o fondo “in attività di cultura”, non solo ci siamo sempre guardati bene dal praticare “il nostro svago” in aree coltivate non recintate o adibite al momento a pascolo di bestiame, siamo invece complici di agricoltori ed allevatori che come da buona tradizione ci ospitano nelle loro aziende e ci informano sui problemi della fauna locale.Tale complicità in alcuni casi sta venendo a mancare e in merito a tal punto la causa fondamentale che sta portando alla rottura di tale equilibrio è l’aumento eccessivo delle giornate concesse per la caccia al cinghiale.Si è infatti passati da 7/8 giornate a 17 giornate con apertura domenicale a novembre ed ora si vorrebbe incrementare ulteriormente per arrivare a 27 giornate con apertura anche il giovedì.In questo modo il cacciatore sarà visto come un ospite indesiderato che disturba le aziende agricole».Un altro motivo di dissenso dei cacciatori della Valle del Cedrino è dovuto alla presenza della peste suina grazie alla quale la presenza nelle campagne dei cinghiali sarebbe già stata ridotta all’osso.
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