La Nuova Sardegna

Nuoro

Truffa Filmar, 6 anni a Silvano Cappelli

dI Valeria Gianoglio
Truffa Filmar, 6 anni a Silvano Cappelli

Molti i reati prescritti. Qualche assoluzione per i fatti più lievi, ma anche una maxi-confisca di 5 milioni e 148mila euro

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Lo stesso pm Andrea Schirra, al termine della sua requisitoria, poco più di un mese fa, lo aveva precisato. «Questo fascicolo – aveva detto, con molto rammarico – è quello che qui in tribunale ha avuto la vita più travagliata», per poi ricordare anche che la maggior parte dei reati contestati si era purtroppo arenato nella sabbie della prescrizione. Lo specchio di una giustizia che non sempre funziona. Nella tarda mattinata di ieri, il collegio giudicante, non ha potuto altro che prenderne atto. E così, a diversi anni dai fatti contestati, si è chiuso con una sola condanna a sei anni e sei mesi per truffa e fatture false, qualche assoluzione per i reati più lievi, una valanga di prescrizioni, ma anche una confisca milionaria, il processo nato intorno alle sorti travagliate della fabbrica Filmar di Siniscola.

L’unico condannato, alla fine, è Silvano Cappelli, uno dei vertici dello stabilimento, e fratello di uno degli altri leader della società, Maurizio, che ieri invece è stato assolto dall’accusa di tentata truffa, perché il collegio ha ritenuto che per questo fatto fosse già stato giudicato. Gli imputati iniziali, difesi dagli avvocati Basilio Brodu, Martino Salis, Marcello Mereu, Francesco Carboni, Roberto Corrias, erano 17, ma al termine del processo ci sono arrivati in 16, perché uno è morto. Oltre ai vertici dello stabilimento, ci sono diversi fornitori. Come aveva spiegato il pm, nella sua requisitoria, «si contesta una truffa milionaria per finanziamenti sovrastimati per un immobile che esiste, ma che non vale quella cifra. Alla fine della fiera, la Filmar ha dato pochi posti di lavoro e invece ha sperperato tanti milioni di euro. L'immobile, il capannone, esiste, solo che Cappelli e soci lo volevano costruire interamente con fondi pubblici. La legge funzionava così: la Regione pagava l'immobile a metà, a patto che la società mettesse la sua metà. All'epoca, invece, Cappelli, la moglie e i figli non avevano la liquidità necessaria, quindi cominciano a fatturare quanto non dovrebbero. Riescono a costruire tutto con i soldi dello Stato e loro non ci mettono niente. Tutti i fornitori vengono pagati con assegni circolari, che poi tornavano nei conti dei Cappelli. L'importo della truffa è di 5 milioni e 148mila euro. Lo stabilimento Filmar venne poi costruito da una società fantasma e con vari subappalti». E da quel punto, secondo la Procura, era ripreso il valzer delle fatturazioni false, fatte per godere di contributi di denaro altrimenti non dovuti.

Fin qui, dunque, il succo della vicenda approdata poi a processo. Una catena di udienze segnate da continui cambi di giudici, rinvii, scioperi che col tempo hanno ridotto di molto la portata della storia. Il reato di “false fatturazioni”, ad esempio, è naufragato nella prescrizione per la stragrande maggioranza degli accusati. Le uniche due condanne sollecitate dall’accusa erano state quelle dei due Cappelli, Silvano e Maurizio. Per il primo l’accusa chiedeva 9 anni e sei mesi, e la confisca dei beni per un valore di 5 milioni e 148mila euro. Il tribunale collegiale, presieduto dal giudice Mauro Pusceddu, a latere i colleghi Tommaso Bellei e Sara Perlo, ha deciso di ridurre a sei anni e sei mesi, la pena richiesta per Silvano Cappelli, e assolvere, invece, Maurizio Cappelli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative