Buona scuola, precari sempre più scettici
«La politica non ha fatto nulla per noi. Costretti a emigrare»
NUORO. La guerra contro la “Buona scuola” continua a farsi a suon di ricorsi. È di due giorni fa la decisione unitaria dei sindacati: Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals-Confsal e Gilda di avviare unitariamente le prime azioni legali contro la legge 107 del 2015. «Il primo atto ad essere impugnato – si legge nella nota – è il decreto che esclude dal piano delle assunzioni in ruolo alcune tipologie di precari, in particolare quelli in possesso dei requisiti previsti dalla Corte di Giustizia Europea. Rispetto agli altri profili oggetto di contestazione della legge (come la chiamata diretta, il cosiddetto merito o il mancato coinvolgimento del Cspi) i sindacati hanno dato indicazioni ai legali di procedere non appena disponibili i relativi provvedimenti attuativi. Molte altre saranno le iniziative che seguiranno con la ripresa delle attività scolastiche a partire dall'assemblea unitaria delle Rsu già fissata per l'11 settembre a Roma».
Intanto ieri mattina nella sala convegni di via Oggiano 25, la segretaria provinciale della Flc Cgil, Antonella Cidda, ha cercato di chiarire le modalità del piano assunzioni ai tanti precari delle Gae (graduatorie ad esaurimento) che continuano a guardare alla data del 14 agosto, con molto scetticismo.
«C'è ansia e preoccupazione – sottolinea la sindacalista – perchè per noi che viviamo in un'isola le distanze sono maggiori e i costi da affrontare sono insostenibili. Questa scelta ti cambia la vita, perché ti mette davanti a un bivio: se vuoi non essere più precario (a prescindere dall’età e dal bagaglio di esperienza che hai) devi fare la valigia e andare via, lasciando a casa figli, genitori malati e, a volte, anche mariti senza lavoro che dovranno oltretutto sopportare le distanze. Ma questa legge parla chiaro: entro la prossima settimana occorre fare la domanda e chi non dovesse farla rimarrà in Gae. Al contrario – aggiunge Cidda – chi dovesse presentare domanda indicando l’ordine di priorità tra tutte le 100 province italiane e dovesse essere chiamato, non potrà rinunciare perché altrimenti verrebbe eliminato dalla graduatoria».
Il piano straordinario di assunzioni definito dalla Legge 107, prevede 4 fasi: la fase 0) e la fase a) sono realizzate sostanzialmente con le regole tradizionali fino a copertura di tutti i posti liberi in organico di diritto nelle varie province. Dopo queste fasi è prevista la fase b) con la quale si assegnano i posti non coperti nelle fasi precedenti ai docenti di altre province che non siano stati assunti nelle fasi precedenti. La fase b) si dovrebbe svolgere a metà settembre.
Terminata anche questa fase gli stessi docenti non ancora assunti partecipano alla fase c) (prevista tra ottobre e novembre) nella quale vengono assegnati i posti dell’organico aggiuntivo alle varie classi di concorso della secondaria tenendo conto della consistenza delle graduatorie (Gae e concorso) dopo la fase b). Questo significa che tendenzialmente saranno attribuiti più posti dove ci sono più aspiranti in modo da ottenere lo svuotamento delle graduatorie dei concorsi (che saranno cancellate dopo queste fasi) e quello delle Gae (almeno parziale). Per partecipare alle fasi b) e c) occorre presentare domanda online entro il 14 agosto 2015. La comunicazione dell’avvenuta individuazione di una provincia e dell’insegnamento, per il ruolo avviene per via telematica.
Entro 10 giorni occorre comunicare, sempre per via telematica, l’accettazione della nomina: la mancata risposta entro i termini è considerata rinuncia e ciò comporta la cancellazione da tutte le graduatorie nelle quali si è inclusi.
Ma la domanda non è obbligatoria: chi non la presenta resta nelle Graduatorie ad esaurimento della sua provincia e partecipa, al 50% con il futuro concorso, alle operazioni di assunzione dei prossimi anni, anche se la norma sulla perdita di efficacia delle graduatorie qualora esaurita resta ancora ambigua.
Un sistema farraginoso e senza logica che porterà a restringere il campo degli aventi diritto, allargando a tutto il territorio nazionale, la possibilità di avere l’assegnazione di una sede. In Sardegna a maggior ragione, vista la scelta, esclusivamente tecnica, operata dal direttore regionale Francesco Feliziani, che non ha fatto richiesta al Miur di organico potenziato, decretando per l'isola la rinunciare a centinaia di posti di lavoro. «La politica non ha fatto nulla per noi – hanno sottolineato ieri i precari – e ora siamo pronti a chiederne conto. Vogliamo delle risposte da Pigliaru che al contrario di altri presidenti regionali non ha mosso un dito per la situazione della scuola. Questa, alla fine, sarà l’ennesima guerra tra poveri, mentre il governo continuerà a fare i suoi giochi facendoli passare per leciti».
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