Solo un intervento a Bruxelles può salvare la vita a Paolo Sanna
L’uomo originario di Bitti ma residente in città dal oltre 40 anni soffre di una grave cardiopatia La denuncia della moglie Salvatorica: «Mio marito sta morendo tra l’indifferenza di tutti»
NUORO. Un intervento a Bruxelles sembra l’unica strada terapeutica per salvare la vita a Paolo Sanna, 55 anni originario di Bitti, e dal 1972 residente a Nuoro. L’uomo soffre di una grave cardiopatia, che l’ha portato a sottoporsi alla sostituzione delle valvole aortica e mitrale, con intervento effettuato 14 anni fa nell’ospedale “Humanitas Gavazzeni” di Bergamo. Dopo quella prima vicenda anche un tumore al colon e un’insufficienza polmonare “severa”, tanto che una delle due nuove valvole (quella aortica) è saltata. Proprio per questo oggi arriva il nuovo grido d’aiuto, ma anche la denuncia «alle mancate risposte da parte della sanità nuorese», da parte della moglie del paziente, Salvatorica Corrias, originaria di Bolotana. «Paolo piano piano sta morendo, nell’indifferenza di tutti», è l’accusa della signora Sanna. Una condizione grave a tal punto, aggiunge, «che mio marito vorrebbe iscriversi al registro per donare ciò che di sano c’è ancora nel suo corpo, se non gli organi comunque i tessuti». Ma come per le vicissitudini del percorso terapeutico, anche in questo caso un altro cammino a ostacoli: «A Nuoro non esiste un registro per chi voglia ufficializzare questo passo, nonostante il Comune dieci anni fa abbia aderito all’iniziativa per favorire le donazioni che ha coinvolto una sessantina di centri della Sardegna», spiega ancora Salvatorica Corrias.
La possibilità di fare valere la propria volontà, seppur per il caso di un evento tragico, per i coniugi nuoresi sembra costituire l’ultimo teatro di una lotta ormai ultradecennale, contro la struttura sanitaria locale e lo stesso Comune.
Proprio in municipio all’inizio dell’anno Paolo Sanna e la moglie hanno sostato ripetutamente per chiedere all’amministrazione civica la disponibilità di un alloggio, così da essere più vicini all’ospedale, visto il continuo peggioramento delle condizioni di salute dell’uomo. Possibilità negata, a detta dell’ex sindaco Sandro Bianchi, per via del fatto che Sanna era già titolare di una casa popolare, insieme alla sua famiglia di origine, anche se concretamente non nella sua disponibilità. Un’esigenza così importante da portare la coppia a dirsi disponibile anche ad accettare un alloggio privato, pagandone il canone, «ma comunque con la mediazione dell’amministrazione comunale, perché a noi nessun privato era, ed è disponibile a cederne uno per via dell’impossibilità di poter garantire con uno stipendio il pagamento del canone». I Sanna hanno vissuto e risiedono in albergo, quando non passano la notte nell’hall del San Francesco. Salvatorica Corrias ribadisce ragioni e motivi: «È l’unico modo per essere vicini al pronto soccorso e ai reparti durante le ripetute crisi di Paolo, dovute sia alla cardiopatia, sia all’insufficienza polmonare che si è aggravata in questi ultimi anni. Non posso non denunciare che alla base di questo aggravamento ci sono delle responsabilità da parte della struttura sanitaria del San Francesco, per via di esami fatti in ritardo, a iniziare dalla trans-esofagea che ha accertato il deterioramento della condizione della valvola aortica». Organo da sostituire, ma con la difficoltà di intervenire su un paziente peggiorato nelle condizioni generali, «con gonfiore diffuso nel corpo ed emorragie continue». La conclusione della signora Sanna: «A Cagliari il cardiochirurgo che ha visitato Paolo non ha ritenuto di doversi assumere la responsabilità dell’operazione. Potrebbero fare il miracolo a Bruxelles, ma ci serve il nulla-osta dall’ufficio ricoveri extraregionali della Asl, dove si dichiari che a Nuoro non possono più fare nulla». Un salto nell’eccellenza cardiochirurgica del cuore dell’Europa, per evitare che si arrivi prematuramente all’ultimo atto dell’odissea umana di Paolo.
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