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Nuoro

Monoliti, nessuna scelta: prendere o lasciare tutto

di Tito Giuseppe Tola
Monoliti, nessuna scelta: prendere o lasciare tutto

Macomer, dopo le contestazioni i sindaci spiegano i dettagli dei finanziamenti Amministratori obbligati alla scelta per non perdere i fondi del bando

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MACOMER. La storia dei monoliti identitari, i grossi blocchi in pietra installati all’ingresso dei paesi del Marghine, continua a far discutere. Se ne parla perché a molti non piacciono. Basta leggere i commenti sui siti internet per avere un’idea dei termini e delle frasi suggestive con i quali sono stati definiti. Se ne parla anche perché in tempi di crisi, col fisco che spreme i contribuenti come limoni, si spendono 202 mila euro per realizzare dei monumenti che non hanno incontrato grandi consensi. Non piacevano neppure ai sindaci dei Comuni dove sono stati installati, anche se poi hanno finito per diventare il bersaglio delle critiche dei cittadini. Il sindaco di Bortigali, Francesco Caggiari, spiega che il bando col quale è stato finanziato il progetto che ha consentito di realizzare lavori importanti nei paesi della zona non lasciava margini. Bisognava prendere tutto a scatola chiusa, compresi i monumenti. Nel 2011 con un bando dell’assessorato regionale al Turismo è stato finanziato il progetto integrato territoriale Marghine-Tirso. «La gente deve capire che i termini di questi bandi non vengono decisi dai sindaci – spiega Francesco Caggiari –, si trattava di prendere o lasciare tutto. Dovevamo rinunciare a 4,5 milioni di euro? I monoliti non piacciono neanche a noi. Quando abbiamo chiesto di toglierli ci hanno detto che avremmo dovuto restituire tutti i soldi. Quando si fanno le cose con poche risorse, il risultato è questo. Avrei preferito che venti milioni li avessero dati direttamente a noi e ne avremmo aggiunti dieci per affidare il lavoro ad artisti come Sciola o Longu, L’abbiamo chiesto, ma non era permesso».

Le lastre in acciaio illeggibili perché ossidate, invece, fanno parte di un altro pacchetto, il bando regionale “Biddas” che ha finanziato altri interventi imponendo quelle targhe all’ossido che forse, un giorno, impegneranno gli archeologi. Si potrebbero leggere lucidandole con sidol e olio di gomito, ma è difficile che un visitatore che si avvicina al monumento vada in giro con sostanze lucidanti e strofinacci.

A far discutere sono soprattutto i monoliti alti quasi tre metri che dovrebbero richiamare l’identità dei paesi. Pietro Longu, oltre a essere uno scultore affermato (tra le sue opere c’è il prestigioso portale della basilica di San Gavino Monreale), ha insegnato per quasi 40 anni disegno dal vero e comunicazione visiva negli istituti d’arte ed è uno artista conosciuto. «Non riesco a vedere in queste opere il messaggio identitario che avrebbero dovuto lanciare – dice –, sinceramente non mi piacciono. Dovevano far emergere l’identità dei singoli paesi, invece sono tutte uguali. Per cogliere le differenze bisogna fermarsi e avvicinarsi. Non condivido l’uso della pietra. Il risultato è qualcosa di piatto. Manca il cuore dell’artista, è un lavoro molto freddo dal quale non emerge la diversità, che fa poi l’identità degli undici paesi. Non entro nel merito della valutazione di chi le ha scelte. In Sardegna ci sono licei d’arte e accademie con giovani validissimi che si potevano coinvolgere».

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