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Rianimazione: petizione in favore del reparto

ARZANA. «Il reparto di rianimazione dell’ospedale di Lanusei è considerato fra i migliori d’Italia e non dovrà mai essere chiuso. Senza quel reparto (forse) mio figlio non ce l’avrebbe fatta». A...

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ARZANA. «Il reparto di rianimazione dell’ospedale di Lanusei è considerato fra i migliori d’Italia e non dovrà mai essere chiuso. Senza quel reparto (forse) mio figlio non ce l’avrebbe fatta». A parlare è il pensionato arzanese Aldo Murino, padre del farmacista dirigente dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Il pensionato precisa che il figlio Fabio, 37 anni, il primo giorno del mese in corso, ebbe un incidente in moto (indossava il casco e il giubbotto-protezione corazzato), nonostante fosse prudente e sempre molto attento, lungo la strada statale 198, riportando un trauma toracico, con lesioni al fegato e una contusione polmonare. Era stato lo stesso Fabio Murino a chiamare, col telefonino, il 118 e i familiari, quasi subito soccorso da alcuni automobilisti. Vista la gravità del caso, giunto in ospedale, era stato subito sottoposto a un delicato intervento chirurgico (durato tre ore e riuscito perfettamente), effettuato dal professor Massimiliano Coppola e dalla sua equipe, che gli hanno salvato la vita. Era stato subito trasferito in rianimazione, tenuto in terapia intensiva e sempre in coma farmacologico. Per poco meno di due settimane, i genitori e la fidanzata non si sono staccati dall’ingresso di rianimazione, rincuorati da parenti, amici di famiglia, colleghi di Fabio e suoi amici, tutti recatisi in ospedale. Visti i netti miglioramenti, mercoledì 12 era iniziata la fase del risveglio. «A ferragosto – dice Aldo Murino – Fabio stava molto meglio, tanto che è stata sciolta la prognosi e trasferito in reparto, dove seguirà la terapia per il raggiungimento della completa guarigione. Voglio precisare che il reparto di rianimazione, nell’ospedale di Lanusei, è eccellente. Dispone di macchinari moderni. Ringrazio il primario, Assunta Marongiu, tutti i medici, gli infermieri e il personale di supporto, per la loro alta professionalità e grande umanità con i pazienti e i loro familiari». (l.cu.)

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