Un centro sportivo contro le devianze
La rinascita dell’impianto fondato da Chicchito Zuddas. Il figlio Paolo: «Puntiamo a farne anche un sito di eventi»
NUORO. Un campo in lungo, uno più corto di fianco, e nel piazzale un muro di stanze in fila che ricordano i “muristenes” dei santuari. Più in là, il parco e un percorso per le mountain bike, sotto gli alberi che regalano un’inaspettata frescura in un quartiere dove a primeggiare sono i palazzoni, popolari e no. Il tutto chiuso dalla via Costituzione, nata 40 anni fa proprio con la Nuoro ormai divenuta stretta per la continua immigrazione dal circondario e gli spostamenti interni, alla ricerca di spazi e modernità. Il rettangolo di terra rimasto esente da pilastri e stradine è diventato il polo sportivo del quartiere. Perché se case e servizi erano pronti, l’insediamento mancava di un’anima, un collante soprattutto per le nuove generazioni.
Oggi, dopo quattro decenni, l’esigenza si ripresenta. Questa volta perché nel frattempo la popolazione ha sostituito ai problemi di comunità, quelli dello scollamento sociale e delle devianze. Il complesso sportivo si appresta a riacquistare il suo ruolo. «Da un anno all’interno della struttura di via Costituzione opera la cooperativa sociale “Lavoro e Impresa”, impegnata nel reinserimento lavorativo di persone con problemi di devianze», spiega Paolo Zuddas, 33 anni, titolare degli spazi ricreativi. Il padre Francesco, per tutti Chicchito, sindaco della città nei primi anni ’90, scomparso nel 2011, è stato l’artefice di quel primo, vecchio, miracolo sociale. Ottenne l’autorizzazione dal Comune per realizzare un campo di calcio, là dove sino a quel momento c’era stata una discarica. Vi fonda la società Atletico Csen, con il compito di formare giovani alla vita e allo sport. Un desiderio realizzato. Come raccontano le mille pagine della società, poi passata sotto la guida di Paolo Manca (medico e consigliere comunale in questi tempi), fucina di giovani arrivati nelle prime file del football nazionale, come Marco Barbagli (Juventus e Lanerossi Vicenza) e Igor Marziano (Pescara e Catania). Ancora Paolo Zuddas: «I ragazzi li si andava letteralmente a raccattare per strada, sotto i palazzi dove avevano la meglio l’ozio e la noia, quando non erano altre cattive abitudini».
Finita l’epoca dell’Atletico Nuoro, che ha traslocato nei campi della Solitudine, alla stessa presenza recente della formazione locale di rugby, dall’anno scorso nell’impianto ha stabilito sede e attività agonistica il Santu Predu, la società nata nel 1978. Si tratta della nuova espressione del calcio applicato ai ragazzi, sempre con preponderante fine educativo. «Con loro un incontro sulle motivazioni, sulla condivisione degli stessi valori», aggiunge il giovane Zuddas, per rimarcare l’intesa con il sodalizio del riconfermato presidente Ignazio Fenu, 72 anni, pensionato, con un passato nel calcio con i colori di Puri e Forti, Brodolini e Attilia, prima di fondare il Santu Predu, per offrire momenti di svago e passione agli sportivi dell’antico rione di Nuoro. Il calcio è solo una parte del progetto di Zuddas e soci, che già hanno programmato l’attività di mountain bike (gestita dall’azienda Cicli Demurtas), e pensano a fare del centro anche il sito di eventi musicali e di cinema.
Il filo continuo con l’impegno civile si è rafforzato dall’anno scorso con la presenza della cooperativa “Lavoro e Impresa”, guidata da Pierina Pinna. Vent’anni nel recupero di persone con disagi, dovuti alla droga, all’alcool, ma anche con il mandato di reinserire in società ex carcerati o minori con pene alternative alla detenzione. La presidente Pinna: «La nostra missione è questa. L’inserimento lavorativo pensiamo sia il miglior modo per reintegrare nel consorzio civile cittadini alle prese con dipendenze o guai giudiziari. La persona infatti è aiutata dal risultato e ne guadagna in autostima».
I progetti partono dai bandi della Asl, attraverso il Serd (il centro contro le dipendenze), oltre all’Uepe, l’ufficio per l’esecuzione esterna. Il lavoro al primo posto anche quando il progetto è contro la povertà, come nell’intervento di Sarule, che ha interessato 18 persone. Non utili monetari, ma opere di bene, la filosofia di Piera Pinna e Alessio Milia, l’altro dirigente che della società può raccontare passi e impegni. Senza trascurare le difficoltà di arrivare sempre al risultato, ma con la fiducia per via del rilancio di ex tossici, che oggi si guadagnano da vivere con un mestiere, così come di un ergastolano che con la guida esperta di una cooperativa e rientrato in società dopo 25 anni di galera. «Una parte del miracolo è però di competenza della comunità, in questo caso nuorese, che nei confronti di queste persone deve allargare quell’ambiente di accoglienza presente all’interno della cooperativa», sottolinea Milia.
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