La Nuova Sardegna

Nuoro

A piedi da Aritzo fino al Cristo Redentore

di Valeria Gianoglio
A piedi da Aritzo fino al Cristo Redentore

Oggi il Comune premia Francesco “Zigheddu” Calledda e i suoi 20 anni di pellegrinaggio dal paese natio alla statua

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NUORO. Dopo otto maratone di New York, tre “cammini” di Santiago di Compostela, una sessantina di pellegrinaggi fino a San Francesco di Lula ma partendo, a piedi, da Gesturi, e una media di 10mila chilometri all’anno percorsi sui suoi scarponcini di trekking, gli ultimi sette chilometri che separano Nuoro città dalla statua del Redentore, per Francesco “Zigheddu” Calledda, hanno più o meno il sapore di una passeggiata in totale e assoluta scioltezza.

Se non fosse che prima di percorrere oggi quegli ultimi sette chilometri, il bancario in pensione con la passione per le lunghe camminate, ne ha percorso molte decine di più e chi lo frequenta da tempo lo sa molto bene. Sono, infatti, più di venti anni che Francesco Zigheddu Calledda, ogni anno, cascasse il mondo, nella tarda mattinata del 28 agosto saluta moglie, figli e i quattro adorati nipoti, e da Cagliari, dove risiede da tempo, prende l’auto e si dirige nella natìa Aritzo.

E una volta arrivato al suo amato paese immerso nel verde selvaggio dei monti, parcheggia la sua auto, infila un po’ di frutta e un vasetto di miele nello zaino, afferra l’immancabile bastone di ferula in una mano, e parte. Così, senza troppe storie, senza bandiere, annunci roboanti, o grandi manovre. Niente di niente: Zigheddu Calledda parte, cammina, e basta così.

Sarà che camminare su lunghissimi tratti gli viene proprio spontaneo, sarà che nei suoi primi 77 anni pieni di energia ha percorso una marea sterminata di chilometri sulle sue gambe e per farlo ha attraversato anche l’oceano, sarà che, come spesso ricorda, «quando compio un pellegrinaggio verso un luogo della devozione cristiana, sento una spinta in più». Ecco, sarà per tutto questo che anche ieri, come sempre accade da venti anni a questa parte, Zigheddu Calledda, è partito da solo e a piedi da Aritzo, ha attraversato il passo di Tascusì, ha raggiunto alcuni amici di Fonni che si sono uniti con lui all’avventura, e poi, per tutta la notte ha camminato tra le montagne e le campagne di una Sardegna tanto bella quanto selvaggia, fermandosi solo per qualche breve sosta, per mangiare un frutto, per gustare un cucchiaino di miele.

Fino a questa mattina, quando, intorno alle 6, Zigheddu Calledda e i suoi fidati amici, si riuniranno ai pellegrini pronti a salire a piedi al monte Ortobene.

«È un pellegrinaggio che faccio da tanto tempo – spiega lui, l’ho saltato solo l’anno scorso perché ho avuto qualche problema. È una esperienza alla quale tengo molto». E proprio per questo, dopo tanti anni di presenza silenziosa confuso in mezzo ai pellegrini nuoresi, quest’anno, Francesco Calledda verrà premiato dal Comune di Nuoro con il Redentore d’oro.

Un riconoscimento che da qualche anno viene consegnato a chi si è distinto in particolari settori della vita nuorese, o in qualche modo ha dato il suo contributo e manifestato un profondo legame con il capoluogo barbaricino e le sue tradizioni. Quest’anno, dunque, il Comune, e l’assessorato alla Cultura guidato da Sebastian Cocco, ha scelto di premiare proprio Zigheddu.

«La città di Nuoro – spiega l’assessore Cocco – gli è riconoscente anche perché Zigheddu inserisce questo nostro pellegrinaggio del 29 mattina tra gli appuntamenti che hanno segnato la sua vita: tra le otto maratone di New York, tra i tre percorsi di Santiago de Compostela, le 55 maratone, i 60 pellegrinaggi a San Francesco di Lula. Lo consideriamo, dunque, un nostrpo eccezionale compagno di viaggio».

«Molti mi dicono “ma come fai a camminare tanto?” – dice Zigheddu Calledda – io rispondo “Con i piedi”, tutto qua. Mia moglie, spesso mi dice che sono matto ma lo sa che non ci può fare nulla: camminare mi piace troppo. Se poi c’è anche la spinta della fede, mi sembra di volare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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