E adesso si riapre la caccia agli altri quattro uomini d’oro
NUORO. «E non finisce qui»: lo ripetono, anche nel comunicato ufficiale, gli uomini della Guardia di finanza nuorese. Perché la vera scommessa, adesso, è quella di riuscire a scovare gli altri...
NUORO. «E non finisce qui»: lo ripetono, anche nel comunicato ufficiale, gli uomini della Guardia di finanza nuorese. Perché la vera scommessa, adesso, è quella di riuscire a scovare gli altri componenti della banda della maxi-rapina alla Over security, e di riuscire a scovarli seguendo una pista che a suo tempo non era stata percorsa sino in fondo: quella dei movimenti bancari, dei depositi di denaro, degli assegni.
«Le indagini – spiegano infatti i militari delle Fiamme gialle – continuano al fine di scoprire altri indizi su dove sia finito il resto del denaro, della maggior parte del quale se n’è persa la traccia, e per individuare gli altri partecipanti a quell’atto criminale. Si ipotizza che il commando fosse formato da almeno altri quattro individui».
«Questo – spiegano ancora gli uomini della Guardia di finanza nuorese – è solo il primo passo della magistratura e della Guardia di finanza, lungo un percorso che sta consentendo di ricostruire ulteriori importanti aspetti che il trascorrere del tempo ha solo apparentemente offuscato, sicuramente convincendo gli altri complici di una sicura impunità. Le indagini, pertanto, continuano per affermare un principio fondamentale: l’illegalità non paga mai, neanche a distanza di anni».
Le colpe di Mosè Ledda, insomma, spiega il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza nuorese, «si pagano anche a distanza di anni, e il pregiudicato, attualmente agli arresti domiciliari per fatti non collegati a questa vicenda, vedrà ora sequestrare soldi, auto e casa ai suoi parenti, ai quali aveva creduto di affidare, per “ripulire” e reinvestire, i profitti illecitamente guadagnati, con la speranza di non essere scoperto». (v.g.)
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