Il progetto della Glm ancora bloccato per i veti incrociati
Macomer, martedì la presentazione nell’aula consiliare Tra i contrari il Comitato e i dipendenti della Tossilo
MACOMER. È uno dei 18 progetti dell’Accordo di programma per l’area di crisi di Tossilo ed è l’unico sopravvissuto – e non realizzato – alle assurdità della burocrazia che hanno cancellato tutto il resto. Il progetto della Glm, una società di Cagliari che intende realizzare a Macomer uno stabilimento per produrre energia trattando i fanghi della depurazione e biomasse attraverso un processo di ossidazione, compie un passo avanti nella procedura di valutazione di impatto ambientale. Martedì 15 settembre, alle ore 11,30 presso la sala consigliare del Comune di Macomer si terrà la presentazione al pubblico dello studio di impatto ambientale e del relativo progetto per la realizzazione nella zona industriale di Tossilo (l’area assegnata è quella di fronte all’inceneritore) di un impianto integrato per l’ossidazione dei fanghi e digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani con produzione compost e biometano. Presentato in questi termini il progetto dovrebbe raccogliere solo consensi, anche in considerazione del fatto che nell’attività dovrebbero trovare lavoro una quarantina di persone, invece ha incontrato resistenze di ogni tipo su tutti i fronti. Il progetto della Glm è riuscito a mettere daccordo persino gli operai della Tossilo e il comitato “Non bruciamoci il futuro” i quali, come è risaputo, viaggiano su fronti opposti. Per il comitato si tratterebbe di «un doppione che, se realizzato, potrebbe compromettere non solo l’operatività dell’impianto di compostaggio inaugurato di recente dalla Tossilo spa, mandando in fumo anche i posti di lavoro previsti». Le stesse ragioni hanno indotto i lavoratori della Tossilo a opporsi al progetto. Che non ha avuto vita facile. La pratica della Glm Ambiente, infatti, è stata istruita nel 2010 e dopo cinque anni l’istruttoria non si è ancora conclusa. Obiettivo della Glm è principalmente quello di produrre energia, e perciò ha ottenuto subito le autorizzazioni per collegarsi alla rete, ma non quelle necessarie per produrla attraverso i processi di gestione dei rifiuti biologici, quelli che vengono separati dalla frazione secca e non finiscono nell’inceneritore.
Il progetto è stato valutato positivamente dalla Programmazione regionale e la Sfirs ha dato indicazioni per acquistare l’area sulla quale realizzare l’impianto, cosa che l’azienda ha fatto subito. La pratica si è impantanata all’assessorato all’Ambiente della Regione. Un altro inciampo lo ha incontrato nelle resistenze spuntate nel territorio, a partire da quelle sindacali che temono la concorrenza con l’impianto di compostaggio della Tossilo.
Il progetto della Glm prevede un investimento complessivo di 22,5 milioni di euro e l’occupazione a regime di 40 dipendenti. Chi è contrario sostiene che con l’impianto di compostaggio della Tossilo e gli altri impianti in funzione in Sardegna non ci sarà materia prima sufficiente per tutti. L’azienda, carte e numeri alla mano, sostiene l’opposto.
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